AusonaTellus

AusonaTellus

venerdì 27 febbraio 2015

Minturno, toponomastica ad usum delphini?

E finalmente, abortito il bambino, si ricomincia a parlare di toponomastica e rinumerazione civica qui nella terra di Pietro Fedele. Lo si sta facendo sperando che il nuovo parto abbia, stavolta, buon fine e che il bambinello nasca in ottime condizioni fisiche e mentali anche se, vista la perspicacia e la lentezza con cui sono soliti operare i nostri amministratori sia di destra, che di centro o di sinistra, scompensi psicofisici rischiamo di subirli noi amministrati.E intanto impazza - sui network, innanzi ai bar e sulla cartacea - la polemica circa la bontà di certe intitolazioni per lo più, si mormora anzi si ironizza, dovute nient'affatto al vissuto, totalmente piatto e normale, del soggetto passato a peggior vita quanto piuttosto al fatto di essere lui stato molto vicino ad un "amico" o ad un "amico degli amici". Si polemizza ferocemente soprattutto sul cambio di casacca di taluni luoghi - largari (piazze propriamente degne di esser nomate tali in questo nostro territorio non ne esistono), strade e vicoli ciechi - che già portano da decenni titolazioni ormai entrate nella storia, non breve, di questo nostro comune. E noi ora vogliamo provare a parlarne. Letteralmente parlarne anche se in ... differita e grazie a YouTube. P.S. Ammazza quanto sono poco videogenico! Il video

giovedì 26 febbraio 2015

L’araba fenice dell’editoria pontina

Fusse ca fusse la vorta bona? Ho i miei dubbi.
E cos’ Panigutti e compagni, o camerati?, ce l’hanno fatta ed il defunto Latina Oggi è rinato dalle sue ceneri come “Latina Editoriale Oggi”. Vecchio nell’impaginazione, vecchio nei contenuti e soprattutto vecchio anche nello slogan con il quale si autopubblicizza : “La storia siamo noi” mutuato pari pari dal titolo di una trasmissione RAI condotta anni addietro da Gianni Minoli. Ma questo non è un grosso problema mentre è un grosso problema, per chi è convinto che per fare il mestiere del giornalista, come sosteneva Montanelli, bisognerebbe saper scrivere in modo corretto e semplice. A “Latina Editoriale Oggi” il problema non sembra porsi ed a dimostrazione di quanto affermato vi propongo l’incipit dell’editoriale, a firma del direttore Alessandro Panigutti e titolato “La corruzione inestirpabile”, che così recita: “L’ennesimo rapporto sulla criminalità organizzata, il solito spaccato territoriale sulle presenze di famiglie, ndrine e cosche, qualche dato già noto sui processi contro la mafia, l’elenco dei beni sequestrati e quelli confiscati, e una
grande enfasi sull’inchiesta del momento, quella denominata Mafia Capitale. E poi la solita raccomandazione a vigilare sul fenomeno della corruzione, il reato che da Carminati in poi costituisce il biglietto di ingresso con cui la mafia accede alla pubblica amministrazione. Al di là del momento divulgativo ha davvero senso tutto questo?”. D’altronde tempo fa, quando l’attuale corpo redazionale del quotidiano in oggetto editava altra similare testata, tramite i buoni uffici di un amico frusinate contattai, essendo tornata vacante la sede del corrispondente da Minturno, un alto redattore del quotidiano e mi offrii di collaborare, anche a fronte di alcun emolumento, avendo io, allora, interesse a sostenere con le mie cronache il Basket Scauri che veleggiava alla grande, a latine spiegate, nel campionato di serie B nazionale. Ovviamente sottolineai di sapermela cavare con la tastiera e di scrivere in buon italiano. La risposta del mio interlocutore mi lasciò basito: “ Signor Ciorra per scrivere su un giornale non è necessario saperlo fare in perfetto italiano”. Rimasi basito e non riuscii a replicare. Strinsi la mano al mio dirimpettaio di scrivania e salutai cortesemente. Poi potetti constatare che tramite il loro server quelli che “Latina non ricordo come si chiamasse” avevano visitato il mio blog. Ovviamente la chiamata non arrivò ed io che ci avevo fermamente sperato rimasi a leccarmi le ferite. Ma la vita continua ed ora come ora trovo gratificazione nel collaborare, oltre che a portare avanti il mio piccolo blog, con un forum autorevole quale è, da anni, Telefree.it. Grazie Salvino e Diego Caruso!

mercoledì 25 febbraio 2015

Pillole dal Golfo (38)

Per sorridere un po' ma ... non troppo.
Scauri. Plesso scolastico di via Italo Balbo: i genitori raccolglierebbero fondi per attrezzare una palestra. Siamo decisamente alla frutta. Formia. Lo scemo del villaggio ha deciso di "volare" più in alto. L'augurio è che non faccia la fine di Icaro. O che la faccia? Minturno. Sembra che la Soes, la società irpina che gestisce le strisce blu a Minturno e frazioni, abbia deciso di aprire, nel centro storico del capoluogo, uno sportello ad hoc per il ritiro, da parte dei residenti, del contrassegno di abbonamento annuale. Il luogo dove si trova ora lo sportello è comodissimo ma "quelli che la Soes" avrebbero deciso di renderci la vita difficile. Forse per lucrare qualche contravvenzione? Golfo di Gaeta. Carmine Schiavone, primo pentito del clan dei casalesi a parlare della Terra dei Fuochi e di scorie velenose interrate in tutto il Sud Pontino, è passato a peggior vita. Qualche monnezzaro del Golfo ha stappato una magnum di champagne d'annata. Castelforte. Nel Golfo di Gaeta, stando a talune pubblicazioni rintracciabili anche sul web, si morrebbe di cancro più che in altre località similari di questo nostro Paese governato da figli, per lo più, di incerto padre. E le cause sarebbero da addebitare, per lo più, a quella orrenda mozzarella di calcestruzzo ed acciaio che se ne sta acquattata nei pressi della sponda sinistra del Verde Fiume. Ma ce chi lo nega e come l'amico Ernesto Mario Creo - geometra con il pallino dell'ecologia a senso unico - si erge a difensore d'ufficio dei padri del Mostro. Tant'è! Minturno. Quando faceva il giornalista campicchiava adulando a destra e a manca. Ora lo fa, fortunatamente, a scartamento ridotto ma continua a craccare le castagne. Ironizzi, come è nel tuo diritto ed in virtù della libertà di critica e di satira, e lui che fa? Ti querela o contatta il tuo "editore" perché cestini i tuoi pezzi. Sono ritornati, qui nel Sud Pontino, i tempi di ... Cosa Nostra! Minturno. Toponomastica nella bufera. A immeritevoli carneadi titolate vie, piazze e viottoli ed il popolo è incazzato nero ma vorremmo tranquillizzare almeno i nostri 12 lettori: state sereni e cercate di entrare nelle grazie di un alto prelato ché alla prossima tornata potrebbe essere gratificato anche un vostro stretto parente. Magari nella sua vita non ha fatto un cazzo di particolarmente utile per la comunità e magari ha fatto solo i cazzi suoi ma non importa, però assicuratevi che sia regolarmente battezzato e cresimato nonché convolato a nozze in chiesa e non divorziato. Che poi magari abbia avuto il vezzo di andare a puttane la cosa non ha assolutamente importanza.

Minturno, toponomastica dei favoritismi . Rinominate strade storiche di Minturno: cittadini imbestialiti

Tra le tante, la storica via Santa Lucia diventa via Antonio Colacicco, padre dell'attuale vicesindaco
Quando anche i defunti sono "privilegiati". Toponomastica di nuovo al centro delle discussioni. Questa volta l'argomento è tornato prepotentemente alla ribalta a causa del cambiamento della storica via Santa Lucia, divenuta un vero e proprio quartiere residenziale. La strada è stata intitolata ad Antonio Colacicco, ex amministratore comunale e provinciale, padre dell'attuale vicesindaco Gianfranco Colacicco. Un fatto che non ha mancato di attirare le critiche dei residenti. Via Santa Lucia non è l'unica strada oggetto di novità: anche altre sono state intitolate a personaggi più o meno noti. Basta farsi un giro: via Mario D'Urso, via Giacomo Medini, via Italo Fedele e così via. In molti si domandano chi siano tali personaggi e le critiche sono anche per il fatto che solitamente nelle insegne vengono inserite le informazioni sulla persona: mestiere, data di nascita e di morte. Addirittura in alcune città viene inserita anche una minima biografia e la foto. E se da una parte la nuova intitolazione delle strade sta procedendo, seppur a rilento, la numerazione civica resta ancora in alto mare. Le targhette non sono state ancora apposte: più di cinque anni fa il servizio fu affidato alla ditta Maggioli di Napoli, che poi andò in fallimento, lasciando appeso il lavoro al Comune di Minturno. Da allora si sono susseguite tre amministrazioni comunali e un commissario prefettizio ma del problema non si vede ancora la risoluzione. Sull'argomento è intervento il consigliere comunale Raffaele Chianese. Secondo l'esponente dell'opposizione consiliare, "la 'nuova' toponomastica è già vecchia, inadeguata e lontana dalla vera anima dei luoghi. Va quindi azzerata per ricominciare in armonia con Minturno e i minturnesi". "Già in consiglio comunale, in tante comunicazioni private, in tante discussioni - prosegue Chianese - si comprende sempre più che la toponomastica non è solo una semplice questione di nomi ma una questione di significato storico e umano dei toponimi, cioè del nome dei luoghi e, per esteso, delle strade. I cambiamenti fatti spesso appaiono a molti, a torto o a ragione, come una ferita della identità dei luoghi e di se stessi. A mio parere ciò dipende che le 'nuove' scelte sono state fatte senza considerare l'anima' dei luoghi e di coloro che vi vivono. Nomi come Romanelli, Capolino, S. Albina, S. Lucia (con il mio sentito e massimo e reale rispetto per Antonio Colacicco) non si possono cambiare senza fare ulteriori ed 'altre' valutazioni e senza coinvolgere direttamente le persone che vivono in tali luoghi. Credo e propongo - conclude il consigliere Chianese - che la prossima amministrazione si faccia carico di ciò. Azzeriamo tutto e ripartiamo daccapo. Insieme". Fonte: http://www.minturnet.it

lunedì 23 febbraio 2015

Cazzari & Cazzari

Fatte, ovviamente, le dovute e rare eccezioni.
I politici minturnesi, da sempre e fatte le dovute rarissime eccezioni, sono, ribadisco da sempre, emeriti cazzari. Involuti nel fraseggio – per capirli, tra l’uso del vernacolo e del politichese, servirebbero interpreti ad hoc – sono espertissimi nel “pro domo mea” e nel tartassarci di tasse oltre che nel soccombere a chi, non di rado, li trascina in qualche aula di tribunale. Ovviamente sempre a spese di Pantalone. Ma il problema dell’esser cazzari è, in verità, un falso problema – Matteuccio nostro lo dimostra ampiamente – ché anche a livello nazionale non siamo messi di certo bene mentre è veramente un problema il fatto che questi, si far per dire, signori non affrontino problemi reali e di, per certi versi, facile soluzione. Un esempio per tutti? Quello dei rifiuti soliti urbani sparsi a macchia di leopardo – come dimostrano video e foto postati nel web – su tutto il territorio comunale.
Fatta salva l’inciviltà degli indigeni e dei loro comiti viciniori resta il fatto che le misure prese per combattere il fenomeno sono da scompisciarsi dalle risate ed assolutamente ridicole concretizzandosi, trovata non certo dell’ultima ora, nell’apporre nei pressi dei luoghi più martoriati dalla monnezza di cartelli che segnalano la zona come videosorvegliata. Ovviamente di telecamere, che se fossero effettivamente installate farebbero la fine della classica botta a muro, manco l’ombra. Ma tant’è e pensare che tocca sorbirci anche le puntuali elucubrazioni delle opposizioni che anziché incalzare i colleghi preposti, purtroppo per consenso popolare, al governo della cosa pubblica si perdono nei meandri di “blablabla” fatti di niente. “Blababa” fatti niente che ciacolano di “trasparenza” e menate varie mentre anche qui da noi, in questa Terra di Fuochi in sedicesimo ma non troppo, ci si ammala di cancro, si vegeta cercando di campare con un turismo agonizzante, si assiste al tristo fenomeno di attività che, giorno dopo giorno, chiudono i battenti e via enumerando. Tant’è!

Minturno. le Terre dei fuochi nostrane

sabato 21 febbraio 2015

Io ed il mio primo ebook

L'amico joemallo, al secolo Giuseppe Mallozzi detto anche Pascone, dà voce alle mie piccole cose pubblicate su Amazon.it e Lulu.com. Che il buon Dio, soprattuto in un momento come quello che sto vivendo, gliene renda merito! "Michele Ciorra, noto blogger di Minturno, ha da poco pubblicato la sua prima raccolta di racconti brevi scritti nell'arco di una vita e oggi, a 68 anni, ha deciso di realizzare una sorta di summa dei propri scritti. "Sono brevi racconti - spiega Ciorra - che ho scritto, ad essere precisi nell'arco di ben cinque decenni visto che il primo, di fantascienza e dal titolo Xaris, l'ho buttato giù quando avevo solo diciotto anni e frequentavo il terzo liceo classico presso l'Istituto Vitruvio Pollione di Formia. Lo scrissi e lo pubblicai, per la prima volta, sul numero unico, dal titolo La Stufa, creato in occasione del Mac P 100 di quell'ormai lontano 1968. C'è da dire che, pur avendo proposto il tutto a qualche piccola casa editrice, la pubblicazione è stata accettata ma solo dietro il versamento di un certo numero di fiorini che mi sono ben guardato dallo sborsare". E così ha deciso di pubblicare il libro in ebook su due piattaforme: Lulu.com dalla quale si può acquistare il Pdf e Amazon.it sulla quale è disponibile in versione Kindle. I racconti sono molto scorrevoli e affrontano diverse tematiche ma sempre con il piglio sarcastico che da sempre contraddistingue la penna di Michele Ciorra." Da www.minturnet.it.

venerdì 20 febbraio 2015

Una storia vera (II) (segue)

"Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio". Umberto Veronesi
Capitolo II Tutto si concluse per il meglio e dopo un infinito ciclo di chemio e radioterapia, la Coca Cola si dimostrò durante la cura un efficacissimo antiemetico, il ritorno a casa. I capelli, ovviamente caduti, ricrebbero, se non più forti, sufficientemente folti e la sicurezza di avercela fatta venne confermata, almeno ambedue credevano, nei dieci anni successivi durante i quali Francesca, anche le come da prassi, si sottopose ai previsti controlli prima semestrali e poi annuali. Ma il Diavolo, che sia maledetto, fa le pentole e sovente non i coperchi ed il “mostro”, dopo diciotto anni di quiescenza , in barba alle campate in aria statistiche sulla sopravvivenza, si risvegliò in tutta la sua distruttiva potenza sotto forma di un adenocarcinoma allo stomaco. La gastrectomia totale dell’organo si rese purtroppo necessaria e dopo un lungo periodo di degenza la giovane donna guadagnò finalmente la desiata magione natia. E furono ancora lunghi mesi conditi dall’infusione di medicinali potenzialmente più nocivi del tumore stesso. Le cose comunque sembravano mettersi per il meglio pur prospettandosi una vita fatta di pasti frequenti, leggeri e poco gustosi. E per circa due anni ci si illuse che la “bestia” si fosse quetata, se non definitivamente, almeno per un periodo sufficientemente lungo. Ma non fu così ché il cancro si rifece vivo e colpì l’intestino minacciando lugubremente anche gli organi vitali viciniori. Francesca venne ovviamente ricoverata ed in una assolata giornata di fine aprile sottoposta ad un intervento di resezione intestinale parziale. Ancora dolore, lunga degenza e prospettiva di nuove debilitanti e dolorose cure fatte di infusioni in vene ormai sclerotizzate ed al limite del collasso totale. Ma al peggio non c’è mai fine ed attualmente la giovane donna è nuovamente ricoverata in un noto ed attrezzato nosocomio campano ove, a breve, verrà sottoposta ad un ennesimo invasivo intervento chirurgico con la speranza che, questa volta, non si tratti di una recidiva ma di conseguenze, naturali, dovute all’operazione subita poco più di un mese addietro. (segue)

mercoledì 18 febbraio 2015

Pillole dal Golfo (37)

Tanto per sorridere un po’ ma … non troppo. Minturno. Carnevale, sabato e domenica prossima, a Punta Fiume. E’ previsto il pagamento di un ticket per accedere al piazzale attrezzato alla bisogna. Pensierino del mattino: prima o poi ci faranno pagare anche l’aria che respiriamo. Scauri. Un paese da tempo in agonia è risaputo. Non passa giorno, infatti, che non defunga un’attività commerciale mentre è un mistero, ma non troppo, che taluni esercizi, sempre vuoti, riescano incredibilmente a sopravvivere. Formia. Tutto va ben, secondo l'irrequieto del villaggio, meno entusiasti quelli dotati di una certa fantasia. Marina di Minturno. Di sera e di notte a paragonarla con il capoluogo e tutte le altre frazioni del territorio traettese sembra la Ville Lumiere, ovvero, per i meno acculturati, Parigi. Gaeta. Ormai., nella perla del golfo, per parcheggiare, in area protetta dalle strisce blu, bisogna accendere un mutuo. Minturno. Siete in due, tre o quattro in famiglia ed avendo più di un appartamento, ancorché ne abitiate solo uno, pagate la monnezza calcolata, per tutti gli immobili, sul numero dei componenti la famigliola. Il motivo? A Minturno e frazioni tutti, e sottolineo tutti, i cristiano hanno il dono di San Pio. Ovvero quello dell’ubiquità. Minturno. Parco pubblico in località Recillo. Per progettare quella monnezza di strutture ludiche ed architettoniche esistenti, a suo tempo, ci si misero in due e sembra che uno dei progettisti venne addirittura, temporaneamente, reimportato dalla terra di Angela Dorotea Merkel. Essì perché in zona geometri ed affini scarseggiavano.

lunedì 16 febbraio 2015

Prove di ”milazzismo” de noantri

Interpellata la sinistra. “Con il termine “Milazzismo” si indica la convergenza di due schieramenti politici diversi (destra e sinistra) che si uniscono per costituire una maggioranza alternativa. Il termine prende il nome dall’operazione politica, nota come “operazione Milazzo”, avvenuta in Sicilia nel 1958. Silvio Milazzo, deputato regionale della Democrazia Cristiana, venne eletto presidente della Regione siciliana con i voti, all’Assemblea regionale siciliana, dei partiti di destra e di sinistra contro il candidato ufficiale della D.C.. Nel suo governo, pertanto, coabitarono esponenti del Movimento Sociale Italiano e del Partito comunista” Allo sfascio, qui a Minturno, non c’è mai fine ed il duce al potere sembra se ne sia o se ne stia inventando un’altra. Pur di non mollare la cadrega e conservarla senza patema d’animo fino alla fine del mandato sembra, anzi è certo, che abbia contattato i duri e puri dell’estrema sinistra consiliare al fine di offrir loro una qualsivoglia, a scelta, comoda cadrega in sede assessorile. Al momento sembra, anzi è certo, che Stefanelli e Nuzzo abbiano risposto “niet” ma il nostro Paolo, ben si sa, è come il “pappice” e prima o poi potrebbe “spertusare” la noce. Che il buon Dio ce la mandi buona!

martedì 30 dicembre 2014

Una storia vera (segue)

"Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio". Umberto Veronesi Capitolo I (II). Il male, quello che a chiacchiere non si augura mai a nessuno, si è convinti sia sempre patrimonio altrui e ci si rende conto che non è così solo quando ci colpisce personalmente. Il che accade spesso e volentieri anche se fino a quel fatidico momento si pensa di essere tutti dei padreterni. Giorgio, belloccio e straripante di salute, aveva vissuto la sua vita normale – un buon lavoro nell’azienda di famiglia, una moglie perfetta e due figlie stupende – fino a quel freddo giorno di gennaio dell’anno di disgrazia 1995 quando un lancinante dolore sottosternale lo costrinse a coricarsi sul marciapiede innanzi ad un noto locale commerciale della città nella quale viveva. Si fece il segno della croce – lui che non era stato mai un fervente credente – e raccomandò l’anima a Dio. Ma il Supremo, ammesso che esista, decise che non era ancora giunta la sua ora. Gli concesse la possibilità di guadagnare la sua abitazione e di consultare un medico che ne dispose il ricovero immediato in ospedale. Le analisi di rito dettero esito negativo ed una diagnosi, quantomeno affrettata, recitò di una innocua tracheite da fumo. La ricomparsa del dolore, sia pure meno violento, nei giorni successivi alle dimissioni dal nosocomio spinsero l’uomo ad effettuare degli accertamenti più mirati e questa volta il responso fu tutt’altro che rassicurante: occlusione, quasi totale, della coronaria discendente anteriore. Il che voleva dire che non vi era alternativa ad un rischioso intervento di by-pass multiplo. Intervento che venne effettuato presso una nota clinica romana, privata ma convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, e che ebbe buon esito. Giorgio ritornò tra vivi a pieno titolo e dovette prendere atto del fatto che lassù, nonostante il suo scetticismo, qualcuno lo amava. Parole del cardiochirurgo che aveva effettuato l’intervento. Nei due anni successivi all’intervento si sottopose ai controlli di rito ed avrebbe certamente continuato ad effettuarli negli anni a seguire se una grossa tegola, cadutagli tra capo e collo, non lo avessero costretto ad occuparsi di una ben più corposa e tragica priorità: sua moglie, l’amata Francesca, venne colpita da un tumore alla lingua. Una neoplasia di quelle che lasciano poche vie di scampo, gli fu detto (a lei la verità venne sottaciuta), se non a prezzo, perlomeno in Italia, di debilitanti e mostruose mutilazioni facciali. Alternativa: un viaggio della speranza con destinazione un noto istituto oncologico nei pressi di Parigi. Il caso, fortunatamente, dispose diversamente e volle che Giorgio e Francesca scoprissero che presso un Centro di Riferimento Oncologico del Nord-Est italico si applicava lo stesso protocollo terapeutico utilizzato in Francia. Ovvero niente intervento chirurgico ma chemio e radioterapia al fine di ridurre la massa tumorale al punto da rendere, se non non necessario quanto meno poco invasivo il ricorso al bisturi. (segue)

sabato 20 dicembre 2014

Una storia vera

"Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio". Umberto Veronesi Capitolo I
Tutte le storie, è risaputo, hanno un inizio e una fine. Lieta, scontata o tragica ma hanno una fine. Quella che sto per raccontarvi – in verità è un intreccio di storie – ha avuto un suo inizio ma al momento una fine non ce l’ha. Un po’ come non ha un senso una meravigliosa canzone di Vasco Rossi. La centrale elettronucleare del Garigliano fu costruita dal 1º novembre 1959 al 1º gennaio 1964, su progetto dell’architetto Riccardo Morandi, dalla SENN S.p.A., ai tempi parte del gruppo IRI – Finelettrica e compartecipata anche da Finnmeccanica e Finsider, sotto l'egida del CNRN e con tecnologia della società americana General Electric: Ha iniziato l'attività commerciale dal 1º giugno 1964. Nel 1965 la proprietà della centrale è stata assunta da Enel. È stata oggetto di un guasto a un generatore di vapore nel 1978 e, dopo aver valutato come antieconomici i costi della sua riparazione vista la poca vita residua dell'impianto, è stata disattivata definitivamente il 1º marzo 1982. Da allora è stato garantito il mantenimento in sicurezza delle strutture e degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente. La centrale ha complessivamente prodotto 12,5 miliardi di kWh di energia elettrica. Nel 1999 Sogin è divenuta proprietaria dell’impianto con l’obiettivo di realizzare la bonifica ambientale del sito: allontanamento del combustibile nucleare, decontaminazione e smantellamento delle strutture e gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Dal 20 Settembre 2013 il Presidente della Società è Giuseppe Zollino e l'Amministratore Delegato Riccardo Casale. (Da Wikipedia). La “Mozzarella” o la “Palla”, come viene chiamata dalle popolazioni che vi insistono tutt’intorno, troneggia con la sua possente massa sulla riva sinistra del Garigliano, a poche centinaia di metri da essa, in tenimento di Sessa Aurunca in provincia di Caserta. Su quanto abbiano influito le sue emissioni “nocive” in termini di neoplasie esiste una monumentale documentazione, anche sul Web, così come è vero che la letteratura negazionista è altrettanto corposa. Il più strenuo avversario della “Mozzarella” fu don Marcantonio Tibaldi, avvocato nato e residente, per anni, nel piccolo borgo laziale di Santi Cosma e Damiano, borgo dal quale si domina, a vista, tutta la zona sud della piana del Garigliano. Il Tibaldi, scomparso il 13 gennaio del 2007, ha pubblicato l’opuscolo "L’inquinamento da radionuclidi nelle acque del Lazio meridionale", nel quale denuncia insistentemente la contaminazione della flora e della fauna marina locale e l’incidenza preoccupante di malformazioni genetiche e di tumori nei residenti della zona. La sua attività di denuncia non si è mai fermata e gli è costata anche numerose querele, dalle quali è sempre uscito indenne. Il buon Dio che, dicono, è bontà, saggezza e giustizia assolute ci avrebbe fatto a sua immagine e somiglianza e ficcati nel mitico Paradiso terrestre poi, forse per noia forse per divertirsi un po’ alle nostre spalle con un calcio nel posteriore, e con una scusa banalissima, ci avrebbe, come ci ha, spedito nell’Interno nel quale viviamo da millenni. E giù guerre fratricide, epidemie, morte e soprattutto malanni a iosa. Il tutto in virtù di quel gran dono che sarebbe il libero arbitrio. Ovvero, detto in parole povere, “la volete la bicicletta? Allora pedalate!”. Ci ha anche dettato “Dieci comandamenti” e conscio del fatto che non li avevamo ben capiti, nell’anno di grazia 2014, ce li ha fatti spiegare da un guitto iperpagato che, tra l’altro, ed era ora, ci ha spiegato che il “Non commettere atti impuri” non sta per “Non trombare”. La qual cosa mi lascia un po’ perplesso visto che, e senza voler essere blasfemo, Lui per procreare da una donna ha utilizzato un metodo non proprio tradizionale. (continua)