lunedì 13 maggio 2013
Lo specchio di un'Italietta che muore
Me lo aspettavo e puntualmente, anche se con qualche mese di ritardo sul preventivato, l'evento si è verificato. Con una fake-mail - il de cuius con il pc se la cavicchia - targata papafrancesco@libero.it, Dio che originalità!, un anonimo, si fa per dire, riempie di improperi me e la mia famiglia ma, soprattutto, lamenta la mia lunga assenza critica da questo blog dovuta, a suo dire, a non meglio specificati interessi. Premesso che delle due mie figlie una è un'affermata professionista - ingegnere edile - e che l'altra, dottoressa in medicina, è specializzanda in chirurgia generale e che di nessuna “adozione” – tanto per usare un termine da qualche tempo molto in voga nell’area minturnese - hanno mai usufruito, mentre la mia consorte, pensionata ed ex stimatissima insegnante, è impegnata a pugnare sul fronte della recidiva di un male assassino, da par mio non ho nulla da rimproverarmi.
E di cosa dovrei scrivere? Di un territorio fatto di discariche abusive, strade sbreccolate, di un arredamento urbano da terzo mondo, di un economia allo stremo foraggiata da sale gioco per disperati ed affetti dalla patologia del gioco compulsivo e da compro oro che offrono, in cambio dell’acquisto di effetti personali più o meno preziosi, qualche giorno di tranquillità economica.
Di cosa dovrei scrivere? Di attività che chiudono i battenti e di esercizi commerciali che sembrano avere, sovente, tutto l’aspetto di “lavatrici” non nel senso letterale del termine vista, anche, la breve presenza sul territorio.
Di cosa dovrei scrivere? Di bar, una volta luoghi di aggregazione giovanile e non solo, e fonte di reddito notevole per i gestori che, oggi come oggi, chiudono i battenti nei giorni festivi; di un territorio costellato di “Vendesi immobile” e “Si liquida tutto per cessazione attività”.
Di cosa dovrei scrivere? Di un’estate già morta prima di nascere e che non sarà di certo meglio di quella appena archiviata con numeri, negativi, da capogiro.
Di cosa dovrei scrivere? Di una classe politica locale che non vuole ma, soprattutto, non può dare soluzioni ad una situazione che è comune ad un’Italietta ormai allo sbando ed alla mercé di una Signora preoccupata solo di salvare il proprio mastodontico didietro e quello dei suoi banchieri.
Siamo uno “spicchio” di un’Italietta che muore, questo mi sento di affermarlo e di scriverlo e se il tempo, gli impegni e la voglia me lo consentiranno, per non deludere il mio (ano)nimo interlocutore, magari riprenderò ad essere quel “Bastian contrario” che sono e sono sempre stato.
domenica 24 febbraio 2013
Il Padrino
Salvatore Giovanni Tripodo, detto Salvino, da Cosenza e giovane chirurgo presso il nosocomio di Chieri in provincia di Torino, guadagnò la hall-biglietteria della stazione Termini in Roma. Si avvicinò ad una delle ormai rare ed obsolete postazioni telefoniche pubbliche ed afferrò staccandola dal suo supporto la cornetta dell'apparecchio. Odiava i cellulari di per sé e ben sapeva che in certi casi era buona norma non usare quei diabolici oggetti, facilmente intercettabili, dalle dimensioni ormai tanto minute da renderli anche poco pratico manovrarli. In particolar modo si asteneva dall'usare il suo apparecchio personale – causa la professione che svolgeva non poteva permettersi il lusso di farne a meno – quando contattava quello “sicuro” del padre.
“Papà, sono a Roma ma non sarà da te prima di un paio d'ore perché, ovviamente, il Freccia Rossa non ferma a Scauri ed il primo convoglio disponibile lascerà Termini fra circa un'ora”.
“Tranquillo” - ribatté il padre Antonio, detto “Totonno 'o cecato” e boss 'ndranghetista di buona parte del sud pontino e dell'alto casertano - “Acquista un biglietto per Napoli Centrale, poi risali sul treno e non preoccuparti. Il Freccia Rossa probabilmente fermerà a Scauri per un controllo di carattere tecnico. Fidati!”.
Salvatore non se lo fece dire due volte. Riattaccò immediatamente, era buona norma essere sempre brevi ed evasivi al telefono, acquistò il ticket poi, da bravo utente, lo obliterò e con l'aiuto di un facchino raggiunse il binario da dove il treno si apprestava a...decollare.
Faceva un caldo della madonna ed il sudore aveva scalfito a macchia di leopardo la sua, una volta immacolata, camicia in pura seta ma l'ingresso in carrozza gli restituì, grazie all'aria condizionata regolata in modo perfetto, il respiro. Ringraziò il giovane portabagagli e lo gratificò di un biglietto da dieci euro.
Non vedeva l'ora di raggiungere il Golfo di Gaeta e per rivedere una terra che, nonostante tutto sentiva sua, e per portare a termine un mandato che non poteva più procrastinare. Ne andava, per dirla tutta, della sua incolumità se non fisica professionale.
Il convoglio bianco-rosso sfrecciava al limite della velocità consentita quando all'ingresso nel campo visivo del Golfo di Gaeta rallentò notevolmente mentre una gentilissima hostess invitava, in vari idiomi, i passeggeri a volgere lo sguardo attraverso i finestrini per godere di uno spettacolo, quello del Golfo di Gaeta appunto, con rari eguali sulle coste della penisola.
Salvatore, che il panorama lo conosceva perfettamente, preferì guadagnare la piazzola antistante una delle portiere a soffietto che davano sul lato destro del treno fiducioso nella promessa fattagli dal padre.
Ed il treno, all'altezza della stazione di Scauri, rallentò fino a fermarsi. La voce del capostazione in servizio quella mattina avvisò, a mezzo di due gracchianti altoparlanti, i passeggeri che il convoglio doveva rispettare una sosta di carattere tecnico ché alcuni addetti avrebbero dovuto effettuare un controllo a vista degli assi delle ruote. Nel frattempo, se lo ritenevano opportuno, i passeggeri potevano raggiungere il punto di ristoro allocato nella stazione e rifocillarsi con un buon caffè espresso alla napoletana. Riviste e giornali, poi, erano a loro disposizione.
Il brillante chirurgo sorrise. Non aveva mai nutrito dubbi circa le rassicurazioni del genitore ma sapeva benissimo che l'imprevisto era sempre dietro l'angolo.
Un giovanotto nerboruto, impeccabilmente in completo di lino bianco sporco, lo salutò con deferenza – sapeva benissimo con chi aveva a che fare – ed afferrò le maniglie delle due grosse valigie. Salvino si fece carico di un piccolo trolley.
Sul piazzale antistante la stazione ferroviaria vi era ad attenderli un'anonima auto Fiat, a cinque porte, di color grigio metallizzato.
A “Totonno 'o cecato” non piaceva, prudentemente, esibire le sue ricchezze ed il suo potere.
In meno di venti minuti – rispettare i limiti di velocità ed il Codice della Strada in genere era uno dei doveri imposti ai giovinotti del clan – raggiunsero la villa fortezza – perfettamente in regola dal punto di vista urbanistico – posta alla falde del Monte d'Argento in quel di Marina di Minturno, sempre in provincia di Latina.
La villetta, non fosse stato per la recinzione fatta di alte mura in cemento armato e massicci componenti di ferro battuto, si sarebbe facilmente confusa con tutte le altre che violentavano quel tratto di costa del Comune di Minturno che dal Monte d'Argento, appunto, andava fino alla riva destra del fiume Garigliano.
Don Antonio, era vedovo da anni, accolse il suo unigenito, luce dei propri occhi, come era solito ripetere, con un abbraccio che avrebbe stritolato un bue. Ma Salvatore era altrettanto forte e nerboruto e non ebbe difficoltà a contenere ... l'assalto.
Sedettero a tavola e mentre ognuno di loro raccontava del propri successi ingurgitarono l'ira dio, erano due ottime forchette, annaffiando il tutto con un eccezionale e rarissimo vino locale locale: il Metolano. Vino rosso dall'intensa corposità e dagli effluvi iodati che qualcuno ritiene essere il vero Cecubo di romana memoria.
Una breve “pennica” pomeridiana restituì forze e voglia di fare a padre e figlio. Si svegliarono quasi contemporaneamente, fecero una lunga doccia poi su proposta del vecchio – Salvino non aspettava altro – raggiunsero Minturno capoluogo e guadagnarono la cosiddetta “Loggia del Paradiso”.
Il sole moriva dietro il mandolino rovesciato di Gaeta quando don Antonio cinse con il braccio destro le spalle di suo figlio ed indicando con l'indice della mano sinistra il territorio che andava da ben oltre il fiume Garigliano a quello che si poteva solo immaginare al di là di Gaeta e fino a porta Roma in quel di Terracina esclamò: “Figlio mio, un giorno tutto questo sarà tuo. E sai bene cosa intendo.”
Il frutto dei suoi lombi, che conosceva da tempo quel gesto e quella espressione, fece per una volta come lo stolto ed invece di guardare la ... luna volse il suo sguardo al dito medio del padre. Poi approfittando del buio, che nel frattempo era calato e del fatto che in quel momento il luogo era completamente deserto, estrasse la Beretta calibro 9,00 munita di silenziatore. La puntò al cuore del padre e fece fuoco mentre gli sussurrava a bassa voce: “Non posso aspettare, è troppo tardi. Chi può preme da anni ed io non ho più tempo. Perdonami!”.
“Flop”, lo accompagnò dolcemente a terra con il braccio sinistro e, da buon medico, si accertò che fosse passato a miglior vita.
Celebrati i funerali in pompa magna, nella migliore tradizione 'ndranghetista, di lì a qualche giorno, Salvatore Giovanni, avrebbe preso servizio presso il vicino ospedale civile di Formia in qualità di primario nel reparto di chirurgia generale.
lunedì 27 agosto 2012
Minturno, l’estate sta finendo
Le colpe degli extracomunitari.
Se i Righeira cantavano che l’estate stava finendo nutrendosi di forte nostalgia io sottolineo che, dalle nostre parti, l’estate è forse definitivamente finita portandosi con sé tutti gli aspetti negativi che l’hanno caratterizzata: calo delle presenze
quantificabile intorno al trenta per cento; peggioramento della qualità delle stesse; mancanza d’acqua potabile; acque marine a giorni alterni luride; sporcizia e delinquenza e chi più ne ha ne aggiunga.
Ma credete che tutte queste pecche siano da addebitare ad una gestione criminale del territorio, e che affonda le sue radici nella notte dei tempi, o agli indigeni che non rispettano le regole - ad iniziare dal conferimento nei tempi dovuti dell’immondizia - per concludersi con l’affitto di abitazioni, fatiscenti e non, a camorristi di ogni ordine e grado?
No, non illudiamoci non è affatto così: la colpa di tutto quanto è e accade in questo sfortunato e svergognato – mi riferisco a buona parte dei suoi abitanti – paese è, udite udite, degli extracomunitari. Sì di quei poveri cristi dalla pelle color ebano, nelle sue varie sfumature, che vendono chincaglieria varia di giorno sulla spiaggia e di sera sui marciapiedi di un lungomare la cui discesa verso la più completa faticenza è ormai sotto gli occhi di tutti.
Magari non sarà così e sto volutamente esagerando ma a leggere i commenti di certi personaggi assidui frequentatori di social network mi sono convinto del contrario.
Ebbene sì per questi catoni, un po’ censori un po’ pirla, non v’è dubbio: questo scalcagnato paese scivola verso il baratro sol perché ghanesi, marocchini, pakistani, tunisini e simili vendono le loro cianfrusaglie bruciandosi le piante dei piedi facendo su e giù lungo una spiaggia cocente o accartocciati, la sera, sulle betonelle di un lungomare, lo ho già scritto, votato alla fatiscenza più nera. Facciamocene una ragione.
Sarà!
martedì 21 agosto 2012
Minturno, intervista ad uno dei rappresentanti dell'Opposizione, Gerardo Stefanelli
Risolti i problemi di sincronizzazione.
Dopo aver dato voce al Primo Cittadino di Minturno, dottor Paolo Graziano, abbiamo ritenuto, per par condicio, tenere un abboccamento anche col vero leader, anche se qualcuno mi ha fatto notare che egli tale non è mentre è solo uno dei componenti di tale "coalizione", dell'opposizione dottor Gerardo Stefanelli. Un'intervista-
monologo anche in questo caso -- Gerardo, nella sua "logorrea" espressiva in un chiaro politichese, si è dichiarato degno allievo del Nostro cui ha rivolto, a telecamera spenta, i propri apprezzamenti come uomo e come politico al di là delle ovvie divergenze nell'intendere il modus operandi. In politica ovviamente.
L'incontro si è svolto sulla terrazza del noto stabilimento balneare Lido La Bussola con nello sfondo un mare, grazie ad un leggero maestrale, veramente stupendo.
Ovviamente vi sono dei rumori di fondo che non abbiamo potuto eliminare e di questo chiediamo scusa ai nostri video-lettori ma assicuriamo che e le domande e le risposte sono perfettamente intellegibili.
Considerata la durata del filmato -- ben oltre i quaranta minuti primi - qualcuno dei nostri nuovamente, ci dicono i nostri infiltrati speciali, dodici affezionati lettori potrebbe obiettare che sarebbe stato anche in questa occasione il caso di sintetizzare in uno scritto quanto affermato da Stefanelli ma, lo ammettiamo, sarebbe stata fatica non facile e di certo saremmo scivolati in quella logorrea fatta di nero su bianco di cui qualche, sempre poco oggettivo, utente continua, imperterrito, ad accusarci.
Buon ascolto, se avete la voglia e la pazienza di seguirci!
P.S. L'elaborazione del video ha dato, nella sua prima stesura, gravi problemi di sincronizzazione tra audio e video. Pensiamo in questa seconda "stesura" di aver risolto il problema e lo riproniamo ai nostri 12 affezionati fan. Oltretutto Youtube ha provveduto, in questa fase, anche alla correzione dei difetti di esposizione.
Il video
domenica 19 agosto 2012
Fate che i vostri figli si diano alla politica
Un consiglio da amico.
Fateci caso in questo stivale ed in particolar modo nel nostro piccolo mondo fatto di mare affogato nei liquami di vario tipo e provenienza, colline, monnezza, emergenza acqua potabile, strade sbreccolate, erbacce che assediano le vostre abitazioni, palme
vittime del punteruolo rosso, politici con la testa fra le nuvole se non addirittura inetti e chi più ne ha ne metta eccelle un dato positivo: la genia dei politicanti, dei loro portaborse, dei loro amici e degli amici degli amici non soffre assolutamente il problema della disoccupazione giovanile.
I rampolli dei di cui sopra hanno un Q.I. superiore alla media e titoli che permettono loro di affrontare e superare qualsiasi ostacolo quando si tratta di darsi alla ricerca di un lavoro anche qualificato? Basta conoscere alcuni di questi "geni", sono una legione, e guardarli negli occhi per rendersi conto che tutto ciò non è affatto vero: hanno solo una caratteristica comune sono figli, amici o sodali di politicanti in servizio perfettamente effettivo.
Dal che ne consegue che se non avete ormai più la possibilità di darvi alla poltica attiva o di atteggiarvi a portaborse del politicante di turno di vostra conoscenza o, cosa peggiore, non avete peso in termini di voto ma avete figli che vogliano dare un fine in termini lavoro agli studi svolti od alle professioni intraprese consigliate loro - anzi spingeteli - a darsi alla poltica attiva.
Ne va del loro futuro e del futuro dei loro figli e di quello dei figli dei loro figli. Ed è un consiglio da amico.
sabato 11 agosto 2012
Minturno, la parola al leader dell'opposizione Gerardo Stefanelli
Dopo aver dato voce al Primo Cittadino di Minturno, dottor Paolo Graziano, abbiamo ritenuto, per par condicio, tenere un abboccamento anche col vero leader dell'opposizione dottor Gerardo Stefanelli. Un'intervista-monologo anche in questo
caso e Gerardo, nella sua “logorrea” espressiva in un chiaro politichese, si è dichiarato degno allievo del Nostro cui ha rivolto, a telecamera spenta, i propri apprezzamenti come uomo e come politico al di là delle ovvie divergenze nell'intendere il modus operandi. In politica ovviamente.
L'incontro si è svolto sulla terrazza del noto stabilimento balneare Lido La Bussola con nello sfondo un mare, grazie ad un leggero maestrale, veramente stupendo.
Ovviamente vi sono dei rumori di fondo che non abbiamo potuto eliminare e di questo chiediamo scusa ai nostri video-lettori ma assicuriamo che e le domande e le risposte sono perfettamente intellegibili.
Considerata la durata del filmato – ben oltre i quaranta minuti primi - qualcuno dei nostri nuovamente, ci riferiscono attendibili infiltrati speciali, dodici affezionati lettori potrebbe obiettare che sarebbe stato anche in questa occasione il caso di sintetizzare in uno scritto quanto affermato da Stefanelli ma, lo ammettiamo, sarebbe stata fatica non facile e di certo saremmo scivolati in quella logorrea fatta di nero su bianco di cui qualche, sempre poco oggettivo, utente continua, imperterrito, ad accusarci.
Buon ascolto! Se avrete la voglia e la pazienza di seguirci.
Il video
giovedì 9 agosto 2012
A cuore aperto con Paolo Graziano
Intervista-monologo con il primo cittadino di Minturno.
La fame di lavoro, prospettive future del territorio e del nucleo industriale, lo
stato delle acque reflue e marine questi i temi trattati in una lunga intervista-monologo, come nel suo più classico “modus ciacolandi”, rilasciataci dal Primo Cittadino di Minturno dott. Paolo Graziano.
Da sottolineare che, da quel navigato animale politico quale è, il nostro si è totalmente “lasciato andare” e come nel suo costume è spesso, simpaticamente e sottolineandolo, scivolato nel vernacolo locale.
Oggettivamente per i tempi del Web l'intervista, poco oltre i quaranta minuti, è fin troppo lunga ma il sindaco dell'ultimo comune, a sud, sulla costa laziale ha detto cose interessanti e non si è risparmiato rivelandoci, tra l'altro, in anteprima che questo sarà il suo ultimo mandato.
Vista la durata del filmato qualcuno dei nostri ormai non più dodici affezionati lettori potrebbe obiettare che sarebbe stato il caso di sintetizzare in uno scritto quanto affermato da Graziano ma, lo ammettiamo, sarebbe stata fatica improba e di certo sarei scivolato in quella logorrea di cui qualche, poco oggettivo, utente mi accusa di soffrire.
Per una volta lasciamo che se la accollino altri la critica.
E poi vuoi mettere il piacere di gustare, con l'udito e la vista, le esternazioni di un politico, locale, non certo di secondo piano!
Il video
domenica 11 dicembre 2011
La Cassazione: la testata online non è stampa
di Elvira Berlingieri
01 dic. 2011
Il direttore di un giornale online non è responsabile dei commenti pubblicati dai lettori (e questa, giuridicamente, non è una novità). Ma la Corte Suprema introduce anche una differenza formale a suo modo rivoluzionaria
Ancora una volta un caso di diffamazione online e ancora una volta una sentenza che si occupa dell’applicabilità della legge stampa in materia di diffamazione alle
testate telematiche. La Cassazione, stravolgendo quanto deciso dai giudici di primo grado e di appello bolognesi, ha statuito che al direttore responsabile di un periodico non si può applicare il reato previsto dall’articolo 57 del codice penale. Si tratta di una particolare figura di reato che può essere commessa solo da soggetti che rivestono una particolare qualifica: quella del direttore o del vice direttore responsabile. La responsabilità di tali soggetti può aversi nel caso in cui omettano di controllare i contenuti delle proprie testate e attraverso tali contenuti, come nel caso della diffamazione, siano commessi reati. Oggetto della statuizione della Suprema Corte, dunque, non è il reato di diffamazione, ma la possibilità di considerare responsabile la gerenza di una testata per avere omesso di controllare commenti inseriti dai lettori che si sono rivelati diffamanti.
Non è stampa
La sentenza è preceduta da un’altra, sempre della V Sezione e pronunciata poco più di un anno fa, della quale è ripercorso l’iter logico e le conclusioni e alla quale è fatto espresso rinvio. Secondo i giudici la legge stampa, quindi, si applica ai soli stampati su carta, mentre le testate telematiche fuoriuscirebbero dalla disciplina eccezion fatta per gli articoli della legge stampa espressamente richiamati (in materia di registrazione e di informazioni obbligatorie) dalla legge che ha riconosciuto per prima le testate telematiche, la 62/2001. Ogni altra estensione della disciplina in materia di stampa alle testate telematiche sarebbe, almeno dal punto di vista del diritto penale e ai fini dell’applicabilità dell’articolo 57 c.p., vietata poiché costituirebbe analogia in malam partem.
Ne consegue che, secondo il ragionamento della Cassazione, non solamente i commenti dei lettori, ma anche qualsiasi altro contenuto eventualmente offensivo presente nella testata telematica – articoli, clip multimediali, immagini o sequenze di immagini in movimento, per fare qualche esempio - non può dare luogo alla responsabilità di tipo omissivo del direttore o del vice direttore responsabile proprio per la inapplicabilità dell’intera disciplina dei reati a mezzo stampa alla testata telematica. Naturalmente, se l’autore della diffamazione (giornalista o collaboratore) ha scritto l’articolo per la testata telematica il reato in sé rimane e il diritto al risarcimento civile anche. Stessa cosa per il lettore che diffama in un commento, se il commento è diffamatorio egli sarà comunque responsabile penalmente e civilmente.
Sonni tranquilli?
Nell’escludere la responsabilità, la Cassazione ha fatto riferimento a un altro aspetto importante riguardante i commenti in una testata e, cioè, alla impossibilità di controllarli. Questo ulteriore requisito basterebbe, da solo, a escludere ogni colpevolezza anche senza il richiamo all’analogia in malam partem. Infatti l’impossibilità di effettuare il controllo sui contenuti, intesa come l’inesigibilità di un comportamento, costituirebbe una causa di giustificazione con la conseguenza di una assoluzione piena. Se la testata telematica non è stampa significa che l’editore o la gerenza della testata possono dormire sonni tranquilli? In realtà l’applicabilità dei reati a mezzo stampa è un’ipotesi particolare di responsabilità anche nel caso della stampa cartacea. È probabile, infatti, che il contenuto sia stato, invece, controllato e accettato nella sua offensività.
In questo caso, quindi, occorrerebbe un’ipotesi che l’articolo 57 del codice penale qualifica espressamente come ipotesi alternativa al reato omissivo e, cioè il concorso con l’autore della diffamazione. La configurabilità del concorso, difficilmente sostenibile nel caso dei commenti liberi e non moderati, cioè commenti non soggetti ad alcun controllo preventivo o posteriore alla pubblicazione potrebbe, invece, ipoteticamente configurarsi in caso di moderazione. Come sappiamo nella prassi è possibile sia avere commenti non moderati, ma inseriti da lettori che debbono autenticarsi alla piattaforma, che commenti moderati ma postati dal lettore senza alcuna verifica circa la sua identità. La moderazione, ancora, può essere anteriore alla pubblicazione – quindi il commento è soggetto a una approvazione ed è letto prima di essere postato – o posteriore – quindi il commento è ritenuto offensivo dopo essere stato postato e viene eliminato.
Obbligo o facoltà?
La prima domanda da farci è se esiste, nel nostro ordinamento, un obbligo giuridico di autenticare gli interventi che i lettori possono fare su una qualsiasi testata online. La risposta è negativa. L’editore o il direttore non sono obbligati a identificare i propri lettori-commentatori e se lo fanno (sia appoggiandosi a social-plugin esterni che usano l’identificazione del lettore attraverso il proprio account sui social network o attraverso la piattaforma-software di funzionamento della testata) è a loro discrezione. La seconda è se nel nostro ordinamento sussista un obbligo giuridico di moderare gli spazi aperti al pubblico e, quindi, i commenti. Questa domanda si ricollega direttamente alla sentenza pronunciata dalla V Sezione, e cioè, se e come le leggi in materia di stampa possono essere applicabili ai commenti. L’orientamento, per adesso, esclude questa eventualità e, quindi, l’obbligo di moderazione non è previsto dalla legge e se la testata decide di moderare, lo fa di sua propria volontà.
Ovviamente, se modera, decide di rendere pubblico il fatto di esercitare una qualche forma di controllo sui contenuti, con tutte le conseguenze possibili in materia di concorso e di immagine data ai lettori ai quali è sempre difficile spiegare la sparizione di un commento come scelta editoriale. Quali possono essere, dunque, le regole in materia di identificazione e moderazione per l’ecosistema delle testate telematiche? La prassi nazionale ed internazionale è ancora in cerca di regole univoche e la tendenza è quella di aprire gli spazi per le opinioni dei lettori cercando di minimizzare ogni rischio.
La prassi
Citeremo due comportamenti estremi, popolari e mediamente restrittivi. Riguardo all’identificazione, infatti, è degna di nota la crescente popolarità di sistemi di autenticazione forte che basano il meccanismo di identificazione dell’utente su un servizio di social networking esterno alla testata e in cui, cioè, l’identità del lettore è confermata non solo dal social network stesso, ma dalla rete sociale dell’utente e da tutte le informazioni e attività reperibili nel suo profilo. Con questo sistema il lettore può commentare o apporre “like” a condizione di rendere pubblica ogni informazione che ha dato di sé nel social network senza oberare l’editore della testata ad adempimenti in materia di privacy: il rispetto delle regole in materia di privacy sono delegate al social network stesso. Altra tendenza popolare è quella di rendere commentabili solo alcuni articoli ed escludere la commentabilità diretta di altri. In questo modo il lettore avrà a disposizione altre zone (tipicamente social network, forum o blog) per promuovere la discussione sulla notizia.
Se l’orientamento dovesse consolidarsi potremmo assistere, quindi, a un fenomeno quantomeno interessante e cioè una differenza di disciplina tra stampa cartacea e stampa elettronica che, per una volta, non va a sfavore della seconda. Meglio: potremmo assistere all’evoluzione del rapporto tra testata telematica e lettore, contenuto giornalistico e contenuto di commento delle notizie originata dalle testate stesse e dai lettori insieme e in varie forme anziché dal chilling effect delle minacce legali. Un bel progresso.
Fonte http://www.apogeonline.com/webzine/2011/12/01/la-cassazione-la-testata-online-non-e-stampa
01 dic. 2011
Il direttore di un giornale online non è responsabile dei commenti pubblicati dai lettori (e questa, giuridicamente, non è una novità). Ma la Corte Suprema introduce anche una differenza formale a suo modo rivoluzionaria
Ancora una volta un caso di diffamazione online e ancora una volta una sentenza che si occupa dell’applicabilità della legge stampa in materia di diffamazione alle
testate telematiche. La Cassazione, stravolgendo quanto deciso dai giudici di primo grado e di appello bolognesi, ha statuito che al direttore responsabile di un periodico non si può applicare il reato previsto dall’articolo 57 del codice penale. Si tratta di una particolare figura di reato che può essere commessa solo da soggetti che rivestono una particolare qualifica: quella del direttore o del vice direttore responsabile. La responsabilità di tali soggetti può aversi nel caso in cui omettano di controllare i contenuti delle proprie testate e attraverso tali contenuti, come nel caso della diffamazione, siano commessi reati. Oggetto della statuizione della Suprema Corte, dunque, non è il reato di diffamazione, ma la possibilità di considerare responsabile la gerenza di una testata per avere omesso di controllare commenti inseriti dai lettori che si sono rivelati diffamanti.Non è stampa
La sentenza è preceduta da un’altra, sempre della V Sezione e pronunciata poco più di un anno fa, della quale è ripercorso l’iter logico e le conclusioni e alla quale è fatto espresso rinvio. Secondo i giudici la legge stampa, quindi, si applica ai soli stampati su carta, mentre le testate telematiche fuoriuscirebbero dalla disciplina eccezion fatta per gli articoli della legge stampa espressamente richiamati (in materia di registrazione e di informazioni obbligatorie) dalla legge che ha riconosciuto per prima le testate telematiche, la 62/2001. Ogni altra estensione della disciplina in materia di stampa alle testate telematiche sarebbe, almeno dal punto di vista del diritto penale e ai fini dell’applicabilità dell’articolo 57 c.p., vietata poiché costituirebbe analogia in malam partem.
Ne consegue che, secondo il ragionamento della Cassazione, non solamente i commenti dei lettori, ma anche qualsiasi altro contenuto eventualmente offensivo presente nella testata telematica – articoli, clip multimediali, immagini o sequenze di immagini in movimento, per fare qualche esempio - non può dare luogo alla responsabilità di tipo omissivo del direttore o del vice direttore responsabile proprio per la inapplicabilità dell’intera disciplina dei reati a mezzo stampa alla testata telematica. Naturalmente, se l’autore della diffamazione (giornalista o collaboratore) ha scritto l’articolo per la testata telematica il reato in sé rimane e il diritto al risarcimento civile anche. Stessa cosa per il lettore che diffama in un commento, se il commento è diffamatorio egli sarà comunque responsabile penalmente e civilmente.
Sonni tranquilli?
Nell’escludere la responsabilità, la Cassazione ha fatto riferimento a un altro aspetto importante riguardante i commenti in una testata e, cioè, alla impossibilità di controllarli. Questo ulteriore requisito basterebbe, da solo, a escludere ogni colpevolezza anche senza il richiamo all’analogia in malam partem. Infatti l’impossibilità di effettuare il controllo sui contenuti, intesa come l’inesigibilità di un comportamento, costituirebbe una causa di giustificazione con la conseguenza di una assoluzione piena. Se la testata telematica non è stampa significa che l’editore o la gerenza della testata possono dormire sonni tranquilli? In realtà l’applicabilità dei reati a mezzo stampa è un’ipotesi particolare di responsabilità anche nel caso della stampa cartacea. È probabile, infatti, che il contenuto sia stato, invece, controllato e accettato nella sua offensività.
In questo caso, quindi, occorrerebbe un’ipotesi che l’articolo 57 del codice penale qualifica espressamente come ipotesi alternativa al reato omissivo e, cioè il concorso con l’autore della diffamazione. La configurabilità del concorso, difficilmente sostenibile nel caso dei commenti liberi e non moderati, cioè commenti non soggetti ad alcun controllo preventivo o posteriore alla pubblicazione potrebbe, invece, ipoteticamente configurarsi in caso di moderazione. Come sappiamo nella prassi è possibile sia avere commenti non moderati, ma inseriti da lettori che debbono autenticarsi alla piattaforma, che commenti moderati ma postati dal lettore senza alcuna verifica circa la sua identità. La moderazione, ancora, può essere anteriore alla pubblicazione – quindi il commento è soggetto a una approvazione ed è letto prima di essere postato – o posteriore – quindi il commento è ritenuto offensivo dopo essere stato postato e viene eliminato.
Obbligo o facoltà?
La prima domanda da farci è se esiste, nel nostro ordinamento, un obbligo giuridico di autenticare gli interventi che i lettori possono fare su una qualsiasi testata online. La risposta è negativa. L’editore o il direttore non sono obbligati a identificare i propri lettori-commentatori e se lo fanno (sia appoggiandosi a social-plugin esterni che usano l’identificazione del lettore attraverso il proprio account sui social network o attraverso la piattaforma-software di funzionamento della testata) è a loro discrezione. La seconda è se nel nostro ordinamento sussista un obbligo giuridico di moderare gli spazi aperti al pubblico e, quindi, i commenti. Questa domanda si ricollega direttamente alla sentenza pronunciata dalla V Sezione, e cioè, se e come le leggi in materia di stampa possono essere applicabili ai commenti. L’orientamento, per adesso, esclude questa eventualità e, quindi, l’obbligo di moderazione non è previsto dalla legge e se la testata decide di moderare, lo fa di sua propria volontà.
Ovviamente, se modera, decide di rendere pubblico il fatto di esercitare una qualche forma di controllo sui contenuti, con tutte le conseguenze possibili in materia di concorso e di immagine data ai lettori ai quali è sempre difficile spiegare la sparizione di un commento come scelta editoriale. Quali possono essere, dunque, le regole in materia di identificazione e moderazione per l’ecosistema delle testate telematiche? La prassi nazionale ed internazionale è ancora in cerca di regole univoche e la tendenza è quella di aprire gli spazi per le opinioni dei lettori cercando di minimizzare ogni rischio.
La prassi
Citeremo due comportamenti estremi, popolari e mediamente restrittivi. Riguardo all’identificazione, infatti, è degna di nota la crescente popolarità di sistemi di autenticazione forte che basano il meccanismo di identificazione dell’utente su un servizio di social networking esterno alla testata e in cui, cioè, l’identità del lettore è confermata non solo dal social network stesso, ma dalla rete sociale dell’utente e da tutte le informazioni e attività reperibili nel suo profilo. Con questo sistema il lettore può commentare o apporre “like” a condizione di rendere pubblica ogni informazione che ha dato di sé nel social network senza oberare l’editore della testata ad adempimenti in materia di privacy: il rispetto delle regole in materia di privacy sono delegate al social network stesso. Altra tendenza popolare è quella di rendere commentabili solo alcuni articoli ed escludere la commentabilità diretta di altri. In questo modo il lettore avrà a disposizione altre zone (tipicamente social network, forum o blog) per promuovere la discussione sulla notizia.
Se l’orientamento dovesse consolidarsi potremmo assistere, quindi, a un fenomeno quantomeno interessante e cioè una differenza di disciplina tra stampa cartacea e stampa elettronica che, per una volta, non va a sfavore della seconda. Meglio: potremmo assistere all’evoluzione del rapporto tra testata telematica e lettore, contenuto giornalistico e contenuto di commento delle notizie originata dalle testate stesse e dai lettori insieme e in varie forme anziché dal chilling effect delle minacce legali. Un bel progresso.
Fonte http://www.apogeonline.com/webzine/2011/12/01/la-cassazione-la-testata-online-non-e-stampa
domenica 21 agosto 2011
L'estate sta finendo e quelli che Fuori la Voce ...
Anche i rivoluzionari vanno in vacanza
L'estate, non quella legata al ciclo delle stagioni che ci lascerà con la sua afa,
almeno si spera, il 21 settembre prossimo venturo, ma quella fatta di ombrelloni aperti, di sedie a sdraio e lettini che nella maggior parte dei casi offrono ai raggi del dio Sole corpi sovrappeso ci sta abbandonando. L'estate quella fatta di cassonetti stracolmi, ad ogni ora, di “merce” non tanto per l'incapacità di chi effettua con dignità il proprio lavoro nella raccolta prevista dai contratti ma, e soprattutto, per la mancanza di senso civico, di chi, indigeni e non, scarica i propri rifiuti a qualsiasi ora del giorno ci sta lasciando. E così, oltra ai più o meno graditi ospiti, andranno via anche quei tizzoni neri che con il loro fare su e giù lungo la spiaggia hanno disturbato il meritato riposo di qualche impiegato della pubblica amministrazione o del catasto che si stava riprendendo dai “faticosi” impegni di ben undici mesi di difficile ... lavoro.
Torneremo agli ozi di sempre a discutere di questo e di quello dinanzi ai bar. Torneremo alle strade sbreccolate e ad un lungomare, per certi versi unico, che riprenderà a giacere nel suo stato di coma in attesa che certe promesse di radicale intervento, ci dicono, prendano corpo.
Avremo, probabilmente, un sussulto dal coma vegetativo in cui precipiteremo come facciamo ogni anno in occasione dell'aprile 2012, quando la nuova tornata elettorale dovrebbe darci un, si fa per dire, nuovo governo. Nuovo nelle persone e negli atti.
Per il resto non ci resta che affidarci a guerriglieri gruppi virtuali quale quelli che FUORI la VOCE che ha promesso, nei suoi proclami, ferro e fiamme.
Ma è cosa risaputa nel Bel Paese anche i rivoluzionari vanno in vacanza ed a noi poveri piccoli uomini non resta che sperare che alle ferie non segua un profondo letargo magari sollecitato da chi, in quel gruppo, vorrebbe i due piedi tenerli in tre scarpe. Sotto consiglio di questo o quel papà putativo.
E speriamo che non bevano molta “cerveza” allungata con acqua non di pura fonte.
lunedì 15 agosto 2011
Marina di Minturno, happy hour di Ferragosto al lido La Bussola
Un'altra prova di alta professionalità da parte dei gestori lo stabilimento balneare.
Un altro happy hour da ricordare in occasione del Ferragosto 2011 presso il Lido la
Bussola dei cugini Adelio e Stefano Di Nora. Un menu a quattro stelle; musica house, latino americana, disco, pop e rock ad alto volume sì ma tale da non spaccare i timpani ai presenti, circa quattrocento persone su prenotazione, che nel frattempo si destreggiavano fra antipasti a base di ovoline di bufala, prosciutto, ricotta e frittatine aventi come ingrediente di fondo la saporitissima cipolla di Tropea. A seguire un succulento secondo piatto costituito da spiedini di carni varie e fette di porchetta preparata ed affettata per l'occasione da espeti cuochi del luogo. Contorno costituito da casarecce melanzane e peperoni, scottati alla brace, conditi con eccezionale olio extravergine di olive nostrane.
Allo scoccare della mezzanotte fantasmagorici fuochi di artificio che, per qualche minuto, hanno detto stop ai provetti ballerini, quasi tutti giovanissimi, che si esibivano in danze latino americane, ma non solo, sulla pedana montata direttamente sulla sabbia.
Da sottolineare che anche l'happy hour si è tenuto sulla splendida spiaggia antistante lo stabilimento balneare e che per l'occasione è stata "invasa" da tavoli e sedie distribuiti con razionalità e metodo.
La festa è andata avanti fino alle tre del mattino quando finalmente Morfeo ha avuto la meglio ed ha allargato le sue capienti braccia.
Al prossimo anno!
Il Video
Un altro happy hour da ricordare in occasione del Ferragosto 2011 presso il Lido la
Bussola dei cugini Adelio e Stefano Di Nora. Un menu a quattro stelle; musica house, latino americana, disco, pop e rock ad alto volume sì ma tale da non spaccare i timpani ai presenti, circa quattrocento persone su prenotazione, che nel frattempo si destreggiavano fra antipasti a base di ovoline di bufala, prosciutto, ricotta e frittatine aventi come ingrediente di fondo la saporitissima cipolla di Tropea. A seguire un succulento secondo piatto costituito da spiedini di carni varie e fette di porchetta preparata ed affettata per l'occasione da espeti cuochi del luogo. Contorno costituito da casarecce melanzane e peperoni, scottati alla brace, conditi con eccezionale olio extravergine di olive nostrane.
Allo scoccare della mezzanotte fantasmagorici fuochi di artificio che, per qualche minuto, hanno detto stop ai provetti ballerini, quasi tutti giovanissimi, che si esibivano in danze latino americane, ma non solo, sulla pedana montata direttamente sulla sabbia.
Da sottolineare che anche l'happy hour si è tenuto sulla splendida spiaggia antistante lo stabilimento balneare e che per l'occasione è stata "invasa" da tavoli e sedie distribuiti con razionalità e metodo.
La festa è andata avanti fino alle tre del mattino quando finalmente Morfeo ha avuto la meglio ed ha allargato le sue capienti braccia.
Al prossimo anno!
Il Video
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