venerdì 22 agosto 2014

Minturno, l’evasore

Quando il troppo stroppia. Ha fatto di tutto per trovare un posto fisso e laddove c’è riuscito si è ritrovato in brache di tela causa chiusura dell’azienda. C’ha tentato anche in quel di Roma ma, visto il magro stipendio che portava a casa, s’è visto costretto a ritornare sul litorale minturnese e, munito del classico rastrello, si è ridato alla pesca di telline e cannolicchi. Anche d’inverno quando il freddo dell’acqua ti spezza le reni ed il vento freddo ti taglia la faccia. Marco, questo è il suo nome di fantasia, ha sulle spalle una ex moglie, tre figlioli adolescenti ed una nuova compagna che, ora come ora, collabora nello smercio del, sovente, scarso bottino. Stamane, come fa di solito e dopo un pomeriggio dedicato a trascinare un rastrello che come d’inverno l’acqua gelida ti fiacca le reni, si è presentato sullo stabilimento balneare che frequento. Premesso che ho acquistato mezzo chilo di ottimi cannolicchi ho assistito ad una scena che secondo me ha dell’incredibile: un tizio – il classico tutto casa e poteca, per dirla in vernacolo minturnese – ha visionato la merce e poi, soddisfatto della sua qualità, si è dichiarato disposto ad acquistarne una chilata a fronte dell’emissione di un regolare documento fiscale che accompagnasse la vendita. Guidato dal mio istinto animalesco ho chiesto al tizio – dall’accento un polentone - di quale operatore elettrico si servisse. Dopo aver sottolineato, orgogliosamente, la sua appartenenza al PD ha risposto che non poteva non essere abbonato che di Sorgenia. Essì la Sorgenia – società in perenne perdita e di recente scaricata sul groppone delle banche creditrici – una volta di proprietà del titolare della tessera numero uno, al secolo l’ing. Carlo De Benedetti, del PD che da buon cittadino svizzero, razzola bene in Itaglia ma paga le tasse, agevolate, nel cantone a croce bianca su sfondo rosso che lo ospita. Che dire? Se non che con questi moralisti da strapazzo, ed a senso unico, finiremo con l’affogare nella merda nella quale già da qualche anno guazziamo.

giovedì 21 agosto 2014

Da Sinistra Ecologia Libertà Minturno-Scauri riceviamo e ...

... pubblichiamo.
COMUNICATO STAMPA FIRMIAMO CONTRO AUSTERITY E FISCAL COMPACT La guerra all'austerità imposta dai vincoli europei ed al pareggio di bilancio in Costituzione ha finalmente una forma ed una sostanza. È stata infatti depositata in Corte di Cassazione la proposta di Referendum "Stop austerità. Referendum contro il Fiscal Compact", che ha per oggetto la legge 243 del 2012 che dà attuazione alla introduzione del principio di pareggio del bilancio in Costituzione (Legge costituzionale n. 1 del 2012). Il Patto di bilancio europeo (conosciuto anche con l'anglicismo fiscal compact, letteralmente "patto finanziario"), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell'Unione europea[, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, entrato in vigore il 1º gennaio 2013. Il patto contiene una serie di regole, chiamate "regole d'oro", che sono vincolanti nell'UE per il principio dell'equilibrio di bilancio. Sebbene sia stato negoziato da 25 Paesi membri, l'accordo non fa formalmente parte del corpus normativo dell'Unione europea. Il Fiscal Compact rischia di rivelarsi deleterio per la ripresa. Costringerebbe infatti il governo italiano a praticare ulteriori drastiche politiche di austerità, per i prossimi due decenni. Si tratta di impegni che tecnicamente non possono essere rispettati, a meno di volere trascinare il Paese in una prolungata recessione dagli effetti sociali devastanti. Per questa ragione, è bene che gli italiani si esprimano sul respingendo un approccio di finanza pubblica pesantemente restrittivo che non ha alcuna giustificazione tecnico-scientifica. Un percorso impercorribile all'insegna della più ottusa austerità. Se l’Europa si è dotata di un pilota automatico, chiamato Fiscal Compact, che indica senza se e senza ma il percorso di riduzione del debito pubblico a forza di maggiori tasse e minori spese (anche a casaccio e non chirurgiche, non mirandole ai veri sprechi) è evidente che va eliminato e vanno riconsegnati i comandi alla società, il che significa permettere ad ogni Paese membro dell’area euro di decidere del futuro della propria gente. Il Circolo SEL “Antonio Gramsci” di Minturno organizza un gazebo per la raccolta delle firme affinché il referendum possa essere indetto ed i cittadini scegliere il proprio futuro. Appuntamento con i volontari di Sinistra Ecologia e Libertà sabato 23 agosto sul lungomare di Scauri adiacenze lido Tirreno dalle 21.00 alle 23.00.

martedì 19 agosto 2014

Scauri, su visitlazio.com ci siamo …

… ma come? Non finirò mai di scrivere e di dire che dare per "assodate" delle verità che sono “storiche” fandonie – sovente acquisite dagli scritti del “falsario” Pratilli - non mi sembra eticamente né storicamente giusto. Di Pirae si sa nulla o quasi e delle sontuose ville, perché si ciacola di più di una, di Marco Emilio Scauro nessuno ha mai trovato nemmeno una pietra. Non è detto che non ci siano, ma non è detto nemmeno che ci siano, e anzi i lavori di "scavo" documentale porterebbero da tutt'altra parte. Ma fa "comodo" che "turisticamente" si associno a Scauri sia Pirae che Marco Emilio Scauro. Le "minchiate", comunque, riportate sul portale visittlazio.com e relative alla nostra Scauri non si si fermano ai bei tempi andati ma, come potrete a seguire leggere, toccano anche i nostri giorni. E poi perché incaponirsi, anche da parte di storici locali, a sostenere l’origine “scaurana” del toponimo quando storicamente è provato che il nostro eroe, Marco Emilio Scauro, fu personaggio di non specchiati doti morali e politiche? Vedi, una per tutte, la vicenda di Giucurta. “Tra la Formia di Cicerone e lo storico fiume Garigliano è situato, in provincia di Latina, il rinomato centro balneare di Scauri, frazione del comune di Minturno, che si estende in pianura tra il Mar Tirreno ed i Monti Aurunci. Il nome della cittadina, che conta d'inverno oltre 7.500 abitanti, trae origine da Marco Emilio Scauro, console romano nel 115 a.C., il quale possedeva nel porto di Pirae (questo è il nome della località in precedenza) una sontuosa villa maritima. Oggi Scauri è una località turistica e commerciale. Riprende i fasti dell'epoca romana che l'avevano consacrata quale centro di villeggiatura dei patrizi. In alta stagione si registrano 60-70 mila presenze in strutture alberghiere ed alloggi privati. Fiori all' occhiello della cittadina sono la spiaggia, lunga circa 4 chilometri, ed il nuovo Lungomare, completato nel 1995. Peculiare è la "Spiaggia dei Sassolini", un'insenatura naturale riparata tra Monte d'Oro e Monte di Scauri, formata da sabbia ocre, ciottoli e scogli, l'acqua assume colori nelle variazioni di verde. Si raggiunge dal lato di Scauri, per Monte d'oro. In questo luogo c'è anche una piccola grotta, omonima di quella più famosa di Capri, la grotta azzurra. La spiaggia è stata immortalata nei film "Per grazia ricevuta" (vincitore del Festival di Cannes nel 1971), interpretato da Nino Manfredi che qui aveva una sua residenza estiva, dove trascorreva l'estate con la famiglia, e "Il Conte di Montecristo", interpretato da Gerard Depardieu e da Ornella Muti.” Da visitlazio.com.

Sparisce (?) anche il Parco di Gianola e Monte di Scauri dalla cartina “Lazio Eterna Scoperta”

Il Parco di Gianola e Monte di Scauri è nel Lazio? E’ la domanda che si è posto un nostro attento lettore, Corrado Errante, dopo aver visionato la Carta del Turista “Lazio Eterna Scoperta”, una cartina sia in lingua italiana che inglese (400mila copie), con indicati i siti e le aree di interesse turistico della nostra regione da proporre ai visitatori. Sull’argomento è intervenuta di recente la Pro Loco di Minturno, evidenziando la mancanza totale del Comune di Minturno e delle sue bellezze naturali e archeologiche. Una su tutte: l’antica città romana di Minturnae che non è stata per niente menzionata nel documento turistico. Una disattenzione madornale, vista l’importanza del comprensorio archeologico. Ebbene, il nostro lettore ha trovato un’altra pecca nella suddetta cartina: manca ogni riferimento al Parco di Gianola e Monte di Scauri. Ecco quanto ci scrive: “Dalla lettura della carta del turista ‘Lazio Eterna Scoperta’ si evince che il Parco Regionale ‘Riviera di Ulisse’ è solo il Parco di Monte Orlando, in quanto manca qualsiasi riferimento al Parco di Gianola e Monte di Scauri. Ancora una disattenzione che penalizza il territorio di Minturno. Complimenti all’autore della carta”. Fonte: Minturnet.it Sembra però, stando ad un utente di FB, che stavolta Pascone da Traetto più che uno scooppettone abbia sottoscritto una bufala.

lunedì 18 agosto 2014

Prelievi, analisi e pulizia …

… sulla riviera di Minturno Ieri, diciotto agosto dell’anno di grazia duemilaquattordici, ho temuto di essere rimasto vittima della Fata Morgana ed in virtù di questa convinzione, ovvero del fatto che si trattasse di miraggi, ho evitato di imbracciare la mia reflex ed immortalare quelle che, sotto i miei sbigottiti occhi, stava accadendo. Ebbene a distanza di qualche ora, nella tratta di mare antistante la spiaggia di Scauri e Marina di Minturno, si è visto dapprima in navigazione un natante che mi dicono sia uno spazzamare adibito alla raccolta dei rifiuti solidi (il gabbiano quello che anni addietro si occupava anche scie di materia oleosa e merdesca è rimasto ed è un sogno ormai irrealizzabile) e poi un’imbarcazione della Capitaneria di Porto di Gaeta grazie alla quale un tecnico analista ha effettuato prelievi di campioni della scia oleosa che lentamente si dirigeva verso la battigia della spiaggia. Ma non finisce qui, partendo dalla battigia di una spiaggia libera, si materializzava un pattino condotto da un bagnino, in rossa divisa, addetto al presidio della succitata striscia di rena che di questi tempi e di questi danari è piena come un uovo sodo. Siamo nella normalità, direte miei dodici lettori, ma tutto ciò sarebbe normale laddove non ci trovassimo nel Golfo di Gaeta ed in particolare sul litorale minturnese. Qui invece si tratta di eccezioni e ben può pensare un ingenuo come il sottoscritto di essersi imbattuto in episodi frutto della sua immaginazione. Quel che invece è normale, qui a Minturno, è che tutto accada, sempre che altri interventi non mi siano sfuggiti, a fine della stagione balneare come è normale che dei risultati delle analisi dei campioni di acqua prelevati noi li si abbia, se mai li avremo, fra qualche lustro. A proposito: ma i bagnini di salvataggio dedicati alla salvaguardia dell’incolumità dei frequentatori delle spiagge libere nel mese di luglio dove erano? Forse in vacanza?

domenica 17 agosto 2014

La scatola (Racconto breve)

“La massoneria (definita anche Arte Reale) è un’associazione iniziatica e di fratellanza a base etica e morale che si propone come patto etico-morale tra persone libere. Un patto da intendersi non come un’operatività socio-politica, ma come tensione collettiva, di tutti gli affiliati all'associazione, alla via di perfezionamento delle più elevate condizioni dell’umanità. La massoneria ufficiale dichiara di non avere barriere etniche, religiose, ideologiche e politiche, per effetto delle antiche regole stabilite nelle Costituzioni dei liberi muratori del 1723 ed alle quali tutte le istituzioni massoniche del mondo fanno riferimento, anche se con alcune differenze dovute a tradizioni locali e storiche. Sin dal suo sorgere, la massoneria è costituita da logge, cioè gruppi organizzati di persone che operano insieme con gli stessi scopi e ideali, seguiti da ogni massone del mondo. In questo senso è considerata dai suoi aderenti universale, pur nelle sue complesse diversità interne.” Da Wikipedia, l’enciclopedia libera ed, a volte, anche mendace. Marcello era un giovane affiliato della loggia, ufficialmente in sonno, “Agostino Nifo” di un piccolo paese dell’entroterra del Golfo di Gaeta nell’estremo sud della costa laziale al confine con la regione campana. In quanto neofita non aveva una posizione di rilievo dell’ambito della cellula ma sentiva di avere la grinta e le capacità per scalare la china della stessa fino al suo vertice. La massoneria, come è risaputo, non fa proseliti ma lui, ignorando questo dettame, si dava da fare anche in questo ambito e laddove avvertiva che uno spirito eletto, di sua conoscenza, fosse disponibile ad avvicinarsi alla confraternita degli antichi, liberi e accettati muratori non disdegnava di fargli ponti d’oro. Dopo alcuni anni dall’affiliazione Marcello qualche gradino lo aveva scalato ed il fatto di ricevere una comunicazione piuttosto insolita da parte del reggente la loggia non lo meravigliò affatto. Non doveva far altro, recitava il messaggio, che recarsi in località Gianola ove si trovava un’antica cisterna di origini romane e denominata le Trentasei Colonne. Lì, era anche scritto nella missiva, avrebbe trovato un piccolo pacco avvolto nella carta. Non doveva far altro che aprirlo ed acquisirne il contenuto. Poi avrebbe capito tutto senza tema di dubbio. Marcello eseguì pedissequamente l’ordine, inforcò la sua potente Kawasaki 750 , guadagnò l’antico porticciolo borbonico sito nella località indicatagli e dopo qualche centinaio di metri, percorsi seguendo un sentiero a strapiombo sul mare, rintracciò la vetusta cisterna ove , dopo non qualche oggettiva difficoltà, trovò quanto gli era stato ordinato di cercare. Si trattava di un pacchetto a forma di cubo, all’incirca di dieci centimetri di lato, avvolto in una carta azzurra tempestata di stelline – di quella che si usa durante il periodo natalizio per impacchettare i regali da porre sotto l’albero – e legato con uno spago molto fine ma resistente. A giudicare dal peso e dalla forma doveva contenere un oggetto probabilmente di plastica. Tutto qui? Marcello se lo era rigirato tra le mani ed aveva notato che lo spago era stato accuratamente fissato ad un lato con un sigillo di cera lacca così come si faceva, nei bei tempi andati, con i rotoli di pergamena dei quali si desiderava che solo il destinatario leggesse il contenuto. Il sigillo riproduceva l’immagine di una fenice a due teste con sul petto il numero trentatré. Il tradizionale simbolo del massimo grado della massoneria. Marcello avvertì il cuore che iniziò a pulsare come un dannato e, per un attimo, quasi se lo ritrovò in gola. Ma non si lasciò sopraffare dall’emozione ed iniziò a palleggiarsi tra le mani quel piccolo contenitore dopo averlo liberato del suo involucro. Voleva prolungare il più a lungo possibile il piacere di immaginare il suo contenuto visto che non dubitava minimamente che esso sarebbe stato foriero di piacevoli sviluppi. Dopo circa mezz’ora sollevò di botto il coperchio dello scatolo e … una testa di pagliaccio irridente, fissata su una molla d’acciaio elicoidale, lo colpì nell’occhio destro.

sabato 16 agosto 2014

Il vu’ cumprà

Aiutarli nei loro paesi sì, ma non discriminarli.
Lo conosco da anni, è marocchino, risiede in una cittadina della vicina regione campana e da qualche tempo è riuscito anche a sistemare la sua posizione di ex clandestino. Ora ha regolare residenza, è iscritto alla facoltà di ingegneria della Federico II di Napoli e d’estate, qui sul litorale minturnese, per arrotondare le entrate della sua famiglia e non gravare troppo su di essa svolge la professione di … vu’ cumprà. Si esprime in italiano perfetto, in francese, in inglese ed ovviamente in arabo – quello parlato in Marocco – ed è colto, intelligente e sensibile. Si chiama Raschid che ha italianizzato in Raffaele. Ci si incontra ogni mattina, d’estate, sullo stabilimento balneare alle falde del Monte d’Argento – sovente si degusta insieme un caffè e non sempre sono io ad offrirlo – e si scambiano quattro chiacchiere mentre lui è attento a confezionare la sua non disprezzabile mercanzia fatta di merletti, piccole asciugamani, federe per cuscini e strofinacci. Raffaele non è, come non lo è la maggior parte dei suoi colleghi di continente, assillante e maleducato ed offre il suo campionario di merce quasi con eccessiva timidezza ed ove non si è interessati basta un cenno della testa perché lui si allontani. Inizia il suo giro, sotto il sole rovente calpestando la sabbia bollente, verso le undici e pone termine al suo commercio verso le diciotto quando guadagna la stazione di Minturno per raggiungere il luogo di residenza. Raffaele ha un sacco di qualità e senso civico che molti italioti non hanno e me ne ha dato una grande prova da quando, venuto a conoscenza della lotta che mia moglie sta combattendo contro il cancro, non fa che, con assoluta sensibilità, informarsi sulle sue condizioni di salute. Anche rivolgendosi direttamente a lei. E mostra giorno dopo giorno, l’amico Raschid, una delicatezza di sentimenti che i miei parenti – sorellina in testa – neppure si sognano visto che, in circa due anni, quelli che sono stretti come degli stivali sottomisura non hanno sentito il bisogno di far squillare il telefono neppure una volta. Raffaele da par suo mi ha confidato di aver incluso mia moglie nelle preghiere che, giornalmente, eleva al suo Dio e chissà che Egli non ci abbia messo una pezza. Discriminarle quindi queste persone? Non credo che sia giusto mentre sarebbe giusto, pur nelle palesi difficoltà economiche in cui ci dibattiamo, aiutarle. Magari nei loro paesi di origine, ma aiutarle.

venerdì 15 agosto 2014

Lettera di un nonno ad una bimba già nata e ad un bimbo che sta per nascere

- I - Luglio 2011.
«Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. Ė stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo. Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. E' paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per agganciarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato. Mi sono sempre posta l'atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?”. La vita è una tale fatica, bambino. Ė una guerra che si ripete ogni giorno, e i suoi momenti di gioia sono parentesi brevi che si pagano un prezzo crudele. Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via, come faccio ad intuire che non vuoi essere restituito al silenzio? Non puoi mica parlarmi. La tua goccia di vita è soltanto un nodo di cellule appena iniziate. Forse non è nemmeno vita ma possibilità di vita. Eppure darei tanto perché tu potessi aiutarmi con un cenno, un indizio. ... Io te lo ripeto non temo il dolore. Esso nasce con noi, cresce con noi, ad esso ci si abitua come al fatto di avere due braccia e due gambe. Io, in fondo, non temo neanche di morire: perché se uno muore vuol dire che è nato che è uscito dal niente. Io temo il niente, il non esserci, il dover dire di non esserci stato, sia pure per caso, sia pure per sbaglio, sia pure per l'altrui distrazione. Molte donne si chiedono: mettere al mondo un figlio, perché? Perché abbia fame, abbia freddo, perché venga tradito ed offeso, perché muoia ammazzato alla guerra o da una malattia? E negano la speranza che la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per tentare di cancellare le malattie e la guerra. Forse hanno ragione loro. Ma il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi concludo che soffrire sia da preferirsi al niente. E se allargo questo alla vita, al dilemma nascere o non nascere o non nascere, finisco con l'esclamare che nascere è meglio di non nascere. Tuttavia è lecito imporre tale ragionamento anche a te? Non è come metterti al mondo per me stessa e basta? Non mi interessa metterti al mondo per me stessa e basta. Tanto più che non ho affatto bisogno di te. ... Poi mi ha scoperto il ventre, ha notato che in realtà sembrava più piatto di prima. Mi ha palpato i seni, ha osservato che in realtà sembravano meno turgidi di prima. Si è infilato il guanto di gomma, ti ha cercato. E la sua fronte s'è corrugata, i suoi occhi si sono rabbuiati mentre diceva: “L'utero ha perso tono. Si presenta avvizzito. Ė lecito sospettare che il bambino non cresca bene, che non cresca più. Dovremmo fare un esame biologico, aspettare ancora qualche giorno.” Poi si è sfilata il guanto, lo ha buttato via. Si è appoggiata con entrambe le mani al lettuccio. Mi ha fissato con mestizia: “tanto vale che glielo dica subito. Ha ragione lei. Non cresce più. Almeno da due settimane e forse da tre. Si faccia coraggio, è finita. Ė morto. ... ». Da “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. Vedi carissima Oriana, tu che ti professasti sempre atea, credo che invece tu ora abbia, da lassù, la possibilità di sentirmi e di leggermi e colgo al volo l'occasione per confessarti che 1 quando pubblicasti questo tuo libro, ed io lo comprai e lo divorai letteralmente in qualche ora, mia moglie portava nel suo grembo la nostra primogenita. Divorai questo tuo libro disperato e per qualche tempo i tuoi dubbi diventarono i miei. Non li esternai, ovviamente, ma me li tenni dentro e lasciai che per un tempo lungo una vita mi crescessero all'interno come un cancro che si alimentava del mio sangue e delle mie insicurezze. E più si avvicinava il momento del parto – noi siamo stati fortunati ed alla prima figlia ha fatto seguito la nascita di una meravigliosa secondogenita – e più mi chiedevo che senso avesse mettere al mondo una nuova vita per “regalarle” tutto quello che avevi sì egregiamente sottolineato con l'aggravante di costringerla, verosimilmente, a vivere in un piccolo paese che allora già dava segnali allarmanti di degrado ed offriva già scarse possibilità di lavoro soprattutto a chi non seguiva, allineato e coperto, i dettami dei signorotti locali. Poi venne al mondo un frugoletto dalla pelle ambrata, dai capelli nerissimi e dagli occhi brillanti come un diamante di color marrone scuro, e tutti i dubbi si volatizzarono in una frazione di secondo. Oltretutto, ad esaudire i nostri desiderata, nacque una femminuccia che ci eravamo sempre detti, io e mia moglie, più piacevole da gestire e curare. Io poi mi cullavo, di già, dolcemente e con convinzione nella credenza che sosteneva, e sostiene, le bambine avere un feeling particolare con il proprio genitore. Due anni dopo il cielo ci ha donato anche un angioletto biondo dagli occhi azzurro cielo. Un'altra bambina. Ora le nostre figlie sono donne fatte: l'una è una stimata professionista, l'altra si avvia a diventarlo. La primogenita è convolata a nozze quattro anni or sono e ci ha regalato Michela, una meraviglia che ora ha tre anni. Un volto da putto birichino incorniciato da una selva di boccoli castani. Gli occhi grandi, scuri. Profondi come il mare. L'intelligenza che giorno dopo giorno si rivela sempre più straordinaria. La sua presenza - “Papà” disse a suo tempo mia figlia “non ho alcuna intenzione di allontanarmi dal mio paese natale perché se è pur vero che voglio realizzarmi come ingegnere edile desidero sopratutto diventare mamma” - ha, ovviamente, riempito e riempie più di una casa: l'una quella che per noi nonni è ormai troppo grande, l'altra quella dei suoi genitori ed infine quelle di tua nonna materna e di tua zia Lucia cui non mancano, rispettivamente, nipoti e prole. Anzi. 2 - II - Ed eccoci direttamente a noi piccola. Correvano i primi giorni di dicembre dell'anno di grazia 2009 quando tua madre e tuo padre invitarono me, tua nonna e quella che chiami, affettuosamente, zia Lalla a pranzo dalla tua nonna paterna. Ci invitarono e ci tennero a precisare che avrebbero partecipato all'inatteso convito anche quelli che sono i tuoi zii sempre per parte di padre. Qualcosa bolliva in pentola, non era difficile intuirlo, ed io, per una volta ottimista, osai sperare che il tuo futuro padre dovesse farci partecipi di aver centrato almeno un cinque più uno al Superenalotto e, più razionalmente, che tua madre avesse deciso di abbandonare questi luoghi per dare sfogo, professionalmente, alla sua intelligenza ed alla sue più che evidenti capacità. Essì che suo marito, tuo padre, l'aveva più volte sollecitata a farlo ché non aveva alcuna remora nel lasciarla “volare”. Era quest'ultima la lieta novella, per orgoglio di genitore, di cui mi auguravo di essere messo al corrente. Non darmi dell'egoista ma mi sembrava troppo presto per sperare in un nipotino o nipotina che fosse. La madre di tuo padre, bambina mia, dette il meglio di sé nella preparazione delle varie portate – ricordo in particolar modo dei piccoli maccheroni, gli scialatielli, fatti a mano e cotti in un brodo di vecchia gallina, da far resuscitare i morti – che divorammo mentre i tuoi genitori si scambiavano affettuosità e complici sorrisi. Mentre si mangiava nessuno accennò, neppure minimamente, al vero motivo di quell'incontro intorno ad una tavola sì riccamente imbandita. Si ciacolava. e per lo più dalle nostre bocche uscivano parole scontate e di circostanza. Mandavamo giù il caffè quando tuo padre e tua madre si alzarono in piedi ed all'unisono, sorridendo a sessantaquattro denti, ci resero partecipi della loro felicità. Ti aspettavano. Io penso, piccola mia, che fin da subito si augurassero che tu fossi un maschietto ed il motivo quando sarai più grande, e se leggerai queste pagine, lo capirai e li giustificherai. Non disdegnarono, ovviamente e come fan tutti, di sottolineare che il sesso del nascituro non aveva alcuna importanza e che quel che interessava era che esso, cucciolo o cucciola, fosse sano e bello ed intelligente. La lieta novella, ovviamente, non lasciò indifferenti nessuno dei presenti. Qualcuno, credo tua zia Lucia, addirittura applaudì. Tuo padre mi si avvicinò ed io contento ed imbarazzatissimo reagii con un gesto inusuale: senza neppure alzarmi dalla sedia gli baciai una mano. Un segno di ringraziamento per aver contribuito alla tua “creazione”, uno strano modo per sottomettermi a chi mi aveva portato via una grossa fetta dell'amore di tua madre, la gioia infinita di sentirmi di nuovo “padre” anch'io. Di certo un misto di tutto ciò. Poi raggiunsi tua madre e la baciai con trasporto mentre la mia mano destra scivolava sul suo ventre nella speranza che quel piccolo uovo fecondato, che si era aggrappato da poco all'interno del suo utero, desse un segno tangibile di vita. La felicità ci contagiò tutti in un nanosecondo. Solo la nipotina acquisita di colei che ti stava per dare la vita, Giulia, e che nutriva e nutre un affetto straordinario per la sua zia “Tatata” - “Patata” nel suo lessico allora ancora incerto – si ammutolì e quasi si allontanò da tua madre quando le spiegarono che stava per nascere una nuova vita. Lei, Giulia, fino a quel momento reginetta incontrastata di un piccolo regno nient'affatto immaginario, di certo aveva iniziato a temere che avrebbe dovuto dividere con te, luce dei miei occhi, il suo scettro. 3 Ci abbandonammo ad un brindisi con un ottimo spumante e fantasticammo di te, bambina, fino a sera inoltrata. Poi a casa, mentre tua nonna si stravaccò sul divano per sorbire la solita dose di schermo al plasma, io mi abbandonai alle braccia di Morfeo. Non per stanchezza ma per la voglia di vederti nascere e crescere nei miei sogni. E tu mi facesti visita. Avevi le sembianze di un angioletto asessuato ed eri divorata dalla curiosità di conoscere questo mondo nel quale ti eri affacciata quasi con prepotenza, giustificata dalla consapevolezza di essere stata desiderata e voluta da tutto un coacervo di adulti che facevano di te il centro assoluto del loro mondo. Così, mentre notte dopo notte, crescevi nelle mie inconsapevoli fantasie notturne il tuo embrione si sviluppava nel ventre di tua madre per poi trasformarsi in feto e successivamente in quella magnifica creatura che sarebbe saltata fuori al termine di un travaglio lungo e doloroso. La tua crescita nell'utero materno non ci risparmiò dolori e fondate preoccupazioni ché, come rivelò da subito la prima ecografia, un piccolo mostro un mioma – cancro benigno spesso asintomatico e presente nell'utero delle giovani donne al di sopra dei trent'anni – si sviluppava ed aumentava di volume contemporaneamente al formarsi del tuo corpicino. Il ginecologo fu molto esplicito e senza mezzi termini ci mise al corrente del fatto che quell'essere indesiderato e mai abbastanza detestato avrebbe potuto mettere a repentaglio la tua integrità fisica ponendo, così, la tua genitrice davanti ad una scelta dolorosa. Quale? Come non volevo parlarne allora così ora non oso scriverlo. Grazie a Dio fosti tu stessa a risolvere - inconsapevolmente ed istintivamente, forse - il problema. Ti tenesti lontana da “lui” ed impedisti che si alimentasse a tuo danno. Venisti su forte e sana e per lungo tempo, quasi a prenderci per i fondelli o forse già infastidita perché si tentava di violare il tuo privato, mostravi le terga alla sonda dell'ecografo per non rivelare il tuo sesso. Lo scoprimmo quando stavi quasi per nascere. Saltasti fuori in un'afosa giornata di agosto del 2008 e tuo padre per farsi udire da tutti noi - me, le tue nonne, le tue zie e qualche amico di famiglia - che attendevamo al di qua della porta a vetri che ci separava dal reparto di neonatologia urlò letteralmente “è nata una vaccarella!”. In perfetto slang scaurese ed alludendo alle tue dimensioni non certo al di sotto della media. Fossi stata un maschio avrebbe esclamato è “nato Giovanni!”. E ne avrebbe avuto tutto il diritto. Dopo una lunga ma dovuta attesa fummo ammessi al tuo cospetto. Eri distesa in una minuscola culla, nel nido, a stretto contatto con un piccolo, anche di dimensioni, maschietto ed a cui mollavi, certo senza cognizioni di causa, robusti fendenti. E sembravi il cucciolo di un extraterrestre. Lunga e grossa quale eri avevi una testa proporzionata al tuo fisico ma per venir fuori attraverso la vagina di tua madre il capoccione si era dovuto adattare, modificandosi temporaneamente ed assumendo una forma allungata quale quella legata all'iconografia classica di un piccolo essere di altri mondi. Tutti lo notammo, tutti ci ponemmo la stessa domanda ma nessuno osò esplicitarla chiaramente. E se il “difetto” non si fosse corretto nel tempo a venire? Più o meno indirettamente si ricorse alla cultura specifica, in materia, della mia secondogenita Francesca, allora studentessa in medicina ed ora a qualche giorno dalla discussione della tesi di laurea. Francesca comprese perfettamente dove volevamo andare a parare e si dilungò in una lunga dotta spiegazione delle cause del necessario evento in un parto naturale e viste le proporzioni della neonata. 4 Sai, bambina mia, tirai un sospiro di sollievo ed allora iniziai a vederti, veramente, per quello che oggi sei a distanza di tre anni. Uno splendore fatto di bellezza, simpatia, carattere da leader e viva intelligenza. A volte, lo confesso, proprio la tua intelligenza mi spaventa e sì che sono da tempo abituato a quella di tua madre e di tua zia Francesca. E tuo padre neppure scherza. Sarà pure un carattere schivo ed un po' musone ma ho notato che tu già lo stai sciogliendo, lo stai plasmando al tuo essere estremamente estroversa. Sarà il tuo viso di gomma ricco di espressioni impensabili in un frugoletto della tua età ma il risultato è chiaramente manifesto. Sei una bambina fortemente amata, mia piccola Principessa (è il soprannome che ti ha dato tua zia Lucia), e ciò è dimostrato dall'affetto che ti circonda da parte di tutti noi: genitori, nonni, zii, cuginetti e piccoli amici che ti sei cercata, ed hai voluto, nell'ambito delle conoscenze di tutti noi. 5 - III - Quando compisti il tuo primo anno d'età non ero presente. Messo ai margini del ring da tutti – tuo padre, tua madre, le tue zie e le tue nonne – passai una serata d'inferno al pensiero che in una piccola ma attrezzata ludoteca tutti, tuoi amichetti compresi, godessero di un qualcosa che, per motivi che ancor oggi non riesco a comprendere, a me, tuo innamoratissimo “nonnino”, veniva negato. Avevo sperato che ad un invito di circostanza, che invero ci fu, facesse seguito una telefonata dal tono: ”Papà, allora ci vediamo alle ore tot presso la ludoteca pinco pallino. Non dimenticare la videocamera e la macchina fotografica”. Ma tua madre non si fece viva ed il dolore che mi macerava l'anima raggiunse il suo culmine quando fui io a raggiungere telefonicamente tua zia, Lalla, ed a chiederle che mi riportasse indietro, ed immediatamente, il regalino che ti avevo comprato e che avevo consegnato alla tua genitrice durante un abboccamento freddo ed estremamente distante. Per un attimo sperai che mia figlia, tua zia, mi rispondesse “vienilo a prendere tu” e che questo fosse un escamotage per avermi al tuo fianco in una serata attesa e particolare. Ma non accadde ed io mi inchinai alla mia solitudine, alla mia sofferenza ed agli atti esagerati e propri, nei giorni successivi, di chi come me è affetto da sindrome bipolare e ne è estremamente e necessariamente orgoglioso. Ma tutto passa. Ho messo, per te solo per te, da parte il mio orgoglio ed ora sono al tuo fianco. Oggi sei quello che sei: uno splendore. Ti esprimi con un linguaggio, anche se divori ancora la erre, preciso ed appropriato e con concetti completi. Dimostri, di già, il tuo amore per i libri e sovente ne afferri uno a caso dallo scaffale della mia piccola ma nutrita biblioteca e ti avventuri in letture di fantasia inventandoti il contenuto del tuo dire ad alta voce. Favolette e non solo. E poi sei così innamorata del canto ed hai un orecchio musicale così sviluppato che, sovente, sulla base di una canzone appena udita improvvisi un motivetto con parole tutte tue. L'amore di tutti noi – mamma, papà, i nonni materni e paterni, gli zii, i tuoi cuginetti Giulia, Vincenzo e d il piccolissimo Giovanni nonché le amichette del cuore, le gemelline Alessandra e Morena e la paffutella e simpaticissima Alessia – ti avvolge come uno scrigno prezioso proteggendoti e guidandoti dal e nel mondo esterno. Dicevo che hai riempito la nostra casa, quella mia e di tua nonna, ed infatti lo hai fatto letteralmente ché la tua presenza, anche fisica, in questi anni, causa gli impegni di lavoro dei tuoi genitori, è stata costante e preziosa. Ti abbiamo visto crescere con un orgoglio che va al di là di ogni ragionevole dubbio ed abbiamo assistito, estasiati, al muovere i tuoi primi passi da persona svincolata da ogni appoggio. Non hai mai gattonato, bambina, ma avevi creato un modo per raggiungere ed afferrare tutto quel che ti interessava e che era sparso sul pavimento: semplicemente ti rotolavi in direzione dell'oggetto desiato e lo facevi tuo. Non hai mai gattonato e tua madre sosteneva, simpaticamente, che avevi il culetto pesante. La tua capacità di esprimerti, con parole gesti ed espressioni del viso, è cresciuta di ora in ora in modo incredibile al pari di quei riccioli bellissimi che ti incorniciano il viso come un piccolo putto, mi ripeto, dipinto sulla volta di un interno di un'antica casa patrizia. E l'acqua, mia pesciolina, si dimostra essere, ogni giorno di più, ed a maggior ragione in queste calde ed afose giornate estive, l'altro tuo ambiente naturale. Sei un vero spettacolo quando, aggrappata a me o ad altra delle persone che stravedono per te, sguazzi nel liquido salmastro 6 che, evidentemente, ti riporta inconsciamente col pensiero a quel fluido amniotico nel quale ti sei crogiolata per nove lunghi mesi. A volte, bambina, ti chiamo figlia mia e non perché mi sbagli ma perché avverto inconsciamente che mi stai donando un qualcosa che mi è mancata: la vissuta gioia della paternità piena durante i primi anni di vita del frutto del ventre di tua nonna Marta. Quella che tu chiami semplicemente nonnina per distinguerla da quella che è nonna Rita, la paterna. Ed alludo a tua madre ed a tua zia Francesca. Essì perché oberato come ero allora di lavoro – mi alzavo alle cinque del mattino e dopo aver passato otto ore e forse più (a volte anche di domenica) nell'azienda di famiglia (una cava di pietra calcarea) ove il sole d'estate picchiava duro, quasi fossimo nel deserto del Gobi, mentre d'inverno il freddo ti gelava le ossa - ritornavo a casa più morto che stanco ed i miei unici desideri consistevano in una doccia ristoratrice ed in un letto morbido. Ho vissuto poco i più begli anni della loro esistenza - di tua madre e di tua zia Lalla - ma tu mi stai facendo rifare abbondantemente. E di questo te ne sono grato e ringrazio il cielo. Ai miei tempi sai – quelli della primissima adolescenza – la nascita di un bimbo era vissuta con ipocrisia e raccontata come una favola bella: quella della grossa pianta di cavolfiore sotto le cui larghe foglie si raccoglievano i cuccioli d'uomo o quella della cicogna che portava il neonato in un grosso fazzoletto appeso al becco. A te che hai notato, con la perspicacia che ti ritrovi, che il mondo che ti circonda è sovente popolato di donne con il pancione gonfio è stato subito spiegato, appena hai avuto la capacità di esprimerti e di chiederlo con un insistente “pecchééé?”, il mistero della nascita. Ed hai accolto la spiegazione seraficamente, quasi fosse una nozione di cui eri già in possesso e volevi solo che venisse confermata nella sua veridicità. Per mesi hai chiesto ai tuoi genitori che ti dessero un fratellino o una sorellina – per la verità li vorresti ambedue – ed oggi come oggi che hai notato che lui/lei sta crescendo nel ventre di tua madre sei contenta come una pasqua. Sovente, quanto lei è distesa sul divano, le circondi con le braccia il pancione e le poggi sopra le tue piccole labbra schioccandole un bacio fraterno. Sai che là dentro stanno crescendo la tua Claudia – sei tu che hai scelto il nome – od il tuo Giovanni. Non sai che, se sarà un maschietto, si chiamerà così in onore di un nonno che non hai avuto la fortuna di conoscere – era una bella persona ed uno splendido amico – ma credi che così sarà perché anche la tua cuginetta preferita, Giulia, ha in casa un Giovanni. Una meravigliosa creatura che tutti noi, te compresa, chiamiamo Giògiò o Nanni. E qualche tempo fa sei andata più in là e ti sei chiesta ed hai chiesto, a tua madre, come farà il tuo fratellino o la tua sorellina a venir fuori dal buio acqueo e protettivo in cui sta vivendo il suo sviluppo. Anche in questo caso hai accolto seraficamente la logica e veritiera spiegazione. Avevi di già intuito tutto? Sarà per questo che ora tratti con maggior rispetto la tua “patatina”? Hai solo tre anni di vita – per la verità li compirai il mese prossimo – ma a volte sembri proprio una vecchietta strapiena di saggezza. Le tue osservazioni ed i tuoi giudizi sono sempre pertinenti ma, fortunatamente, capricci, non rari, e richiesta di coccole e perché ti restituiscono quella umana dimensione che spetta ad una bimba della tua età. Ed in questi momenti, principessa, che mi accorgo di amarti alla follia e che ti sento come la figlia che “non” ho mai avuto. Qualche giorno addietro, siamo a metà luglio di questo anno di grazia che mi regalerà anche un altro nipotino/a, per la prima volta hai voluto che mi immergessi in acqua da solo con te. Ti sembrerà, un giorno, una sciocchezza ma è stato per me un dì da segnare, per dirla con Orazio, con una bianca pietruzza. 7 E' stato fantastico sentirti aggrappata continuamente alle mie braccia ed alle mie spalle. Avvertire il tocco della tua pelle morbida e liscia ed ascoltare i gridolini di gioia che lanciavi quando un'onda, poco più grande del normale, si abbatteva su di noi. Che spettacolo, principessa! 8 -IV- Da tempo, dai discorsi degli adulti che ti circondano e dalle mutate forme fisiche di tua madre hai già compreso, come ho già scritto, che fra qualche mese avrai come compagno un fratellino o come compagna una sorellina. E non stai più nella pelle anche se sembri essere un po' regredita, come è normale dicono, nella ricerca di un maggior contatto fisico con chi ti ha dato alla luce e quasi a voler stabilire un concetto di primogenitura affettiva. Lo affermano quelli che parlano bene e che si nutrono di psicologia spicciola io, per quanto mi riguarda, vedo in te una maturità tale che mi porta a credere che sarai una sorella maggiore unica e che circonderai quel piccolo essere, che quanto prima dormirà nella tua ex culla, di affetto e cure totali. Oso addirittura pensare che sarai per lui/lei una piccola mammina premurosa e dolce come ora lo sei per le tue bambole con le quali, facendomi morire dal ridere, intavoli sovente discorsi da madre di altri tempi. Di recente mi hai stupito per l'ennesima volta. Infastidita evidentemente, come me, dal tubare insistente delle tortore dal collare che, ormai inurbatesi, hanno conquistato le aree a verde privato e pubblico del paese, unitamente a grosse cornacchie, hai esclamato “nonnino ma di chi è questo verso fastidioso?”. Sì hai proprio detto verso e non canto o altra parola similare pronunciata tanto per farti capire. Lì per lì non sapevo se scompisciarmi dalle risate o abbracciarti, ricoprirti di baci – e sì che sono sempre alla ricerca di un motivo per farlo! - e darti del genio. Pensi che sia esagerato? Te ne renderai conto quando sarai madre e vedrai che non sarà così. E che non è il mio solo orgoglio di nonno felice ed innamoratissimo. Non aspettarti, comunque, anche se noi saremo qui a proteggerti con tutte le nostre forze ed i nostri mezzi che la vita è e sarà una cosa non facile. La vita è una guerra continua, un districarsi tra mille difficoltà, un dover per forza ignorare – pena il pericolo di impazzire causa l'incapacità di poter intervenire – lo stato di necessità in cui versano e verseranno uomini e donne meno fortunati di te e di tutti noi. Ma tu lo imparerai, non ho dubbi in merito, e di certo saprai render felici più persone di quanto non si sia stati capaci di farlo noi. Lo sento, cucciola, lo sento e lo avverto attraverso quella forma di forte empatia che ci lega. E poi, perdio!, a cosa servirebbe la tua intelligenza se non anche a questo. La nostra casa è piena di te e dei tuoi giocattoli. Sembra un giardino d’infanzia che cresce di portata di giorno in giorno soprattutto perché quella dolcemente folle di tua zia, Lalla, non fa altro che sommergerti di nuovi giochi. Ma i tuoi preferiti sono, e penso resteranno, quelle bamboline dal seno prosperoso che utilizzi come vere e proprie marionette. Ciacoli con loro come fossero esseri animati e fai sì che si parlino fra di loro come tue figlie, come sorelle o come semplici amiche. E lo fai con una grazia, con una capacità di espressioni non solo vocali che hanno dell’incredibile. C’è anche un maschietto tra le tue bambole che a volte è un principe ed a volte semplicemente – il motivo non sto qui a risottolinearlo – Giovanni. In casa, e fuori, ti stiamo proteggendo anche dal fumo passivo e questa per me e tua nonna, incalliti tabagisti, è divenuta una piacevole ossessione. L’estate è scoppiata ormai e tutti noi ci prepariamo a festeggiare il tuo terzo compleanno cui, salvo ulteriori imprevisti, non dovrei mancare. Ho già pronto per te un mio piccolo personale presente e mi auguro di essere ricambiato da uno dei tuoi rari abbracci e da un bacio. Ricambiato da chi come te è maledettamente parca in certe manifestazioni di affetto. L’estate è scoppiata dicevo e la spiaggia e lo specchio di mare antistanti lo stabilimento 9 balneare gestito da tuo padre sono ormai il tuo regno. Non facciamo che crogiolarci al sole, polpettina, alternando i giochi con la sabbia, ormai nera e ferrosa e che non sarà mai più quella dorata di un tempo, con tuffi nell’acqua “bassa”. E intanto quell’altro piccolo essere che tua madre porta in grembo cresce tra non poche difficoltà anche se di grossi veri problemi non sembra ve ne siano. Fortunatamente. Di lui/lei sappiamo ancora ben poco se non che il suo cuoricino batte forte e comincia a dare, ci dicono tua e sua madre, segni tangibili della sua forte presenza. Sarà una Claudia (per un certo periodo tempo la chiamavi, simpaticamente, Cladula) o Giovanni? A noi, tuoi nonni materni ed a me in particolare, sinceramente non interessa un fico secco. Importa che il tempo voli, che tua madre la smetta di soffrire – è costretta anche ad alimentarsi in un modo tutto particolare – e che lui/lei salti fuori bello, sano e forte. Che sia per intenderci, bambina mia, la tua fotocopia spiaccicata. E sarebbe un altro regalo che mi ripagherebbe ancora una volta dei tanti calci presi in bocca per aver, sempre, detto quello che penso e per aver dimostrato continuo amore nei confronti di un paese nel quale vorrei che foste in grado di vivere, lavorare e crescere i vostri figli. E non pensare, neppure lontanamente, che il mio sia un egoistico discorso per continuare ad averti sempre tra le mia braccia – del resto quando tu sarai una signorina ed inizierai a vivere i tuoi amori ed a coltivare le tue speranze io sarò alla fine del mio cammino – ma, credimi, questo è un luogo impagabile che non ha eguali al mondo e che hai il diritto di vivere . Vedrai te ne renderai conto ed io spero di vivere abbastanza per sentirmene dare atto. Sai piccola se il destino fosse stato un po' più clemente con la mia famiglia, con quella di tua madre e con quella di tuo padre ora non solo avresti un altro splendido nonno, Giovanni, cui mi legava una più che fraterna amicizia ma saresti anche circondata dall'affetto dei miei genitori e tuoi bisnonni. E nel vedere la tua bisnonna Angiolina, meglio conosciuta come Egidia, ti renderesti quanto essa era simile a tuo madre: non solo nel fisico ma anche e soprattutto nei vezzi, nella capa tosta e nella viva intelligenza che la caratterizzavano. E la tua bisnonna, come il tuo bisnonno Vittorio (anche se lui era decisamente un orso...buono), ti avrebbero dato, di certo, tutto quello che ti saresti aspettato da loro. Soprattutto un amore da tagliarsi a fette. Te lo garantisco. La nostra famiglia sai – quella che fa capo ai tuoi bisnonni di mia parte – è un antica famiglia e viene da lontano nel tempo – ne ho trovato traccia documentata in atto notarile fin dalla fine del quindicesimo secolo – ed io credo che la sua “sopravvivenza” sia affidata in mani meravigliose. Lo so, lo sento che non mi deluderai piccola mia ed io ti darò tutto il mio apporto, se gli dei me lo concederanno, perché ciò avvenga. 10 V Sei bellissima,bambina, ed il tuo modo di esprimerti unito al tuo modo unico di gesticolare mi affascina ogni giorno di più. Sei bellissima e questo pone a tutti noi, che ti circondiamo con il nostro affetto smisurato, un piccolo problema che poi problema non è: sarà il tuo fratellino/sorellina all’altezza di cotanta bellezza, simpatia ed intelligenza? Sarà così di certo e la domanda che mi sono posto è solo retorica, o meglio un modo di impegnare una frazione di secondo di quel tempo che vorrei passasse in un lampo per poter abbracciare quel piccolo essere frutto dei tuoi stessi geni. Guardi sovente la luna, quando brilla nel cielo, e nei sei chiaramente presa. E non fai che indicarla agli astanti che sovente commentano: eccola è romantica e lunatica come il nonno Ciccio. Si perché, grazie a te, sono ormai anche per i tuoi cuginetti Giulia, Vincenzo e Giovanni e per le tue amichette del cuore, Alessandra, Morena ed Alessia, il nonno Ciccio per eccellenza. E la cosa mi fa letteralmente squagliare dalla gioia. Una giornata particolare. Luglio, mercoledì 20. Oggi è stata una giornata particolare, una giornata, per dirla, mi ripeto, con un grande poeta latino, da segnare con una bianca pietruzza, e tu vi hai partecipato attivamente: tua zia Lalla, la tua amatissima zia Lalla, si è laureata in medicina e chirurgia. Tu, ed è ovvio che sia così, hai vissuto l’evento come un gioco al centro del quale c’erano, insieme a te, anche le piccole Alessandra e Morena. Per me e tua madre è stato completamente diverso ed è stato un rivivere, provando le stesse forti emozioni, il giorno del “tòcco” di tua madre Manuela. Allora non c’eri. C’eri oggi ed hai riempito con la tua presenza un’aula fresca, fortunatamente funzionava a palla l’impianto di aria condizionata, quanto austera ornata di stucchi ed affreschi. Poi sei diventata un pochino invadente, come è normale che fosse, ed abbiamo dovuto tenerti un tantino lontana, impegnandoti in nuovi elementari giochi, per impedire che ti lanciassi in direzione di Francesca cinguettando zia Lalla, zia Lalla, tienimi con te. Sei stata incontenibile e, come sempre, hai dato bella mostra della tua strabordante simpatia e della tua bellezza focalizzando l’attenzione degli astanti. Poi tua zia Francesca è partita in quarta ed hai iniziato l’illustrazione della tua tesi. E’ stato un bell’ascoltare e per qualche attimo, il tuo viso, le rassomigli moltissimo, si è sovrapposto a quello della tua amatissima zia. Così come il tuo gesticolare pertinente e simpaticissimo. Che emozione, bambina, vedere ed ascoltare te e la mia “piccolotta” Francesca in una sola persona! Che emozione grandissima, malgrado fossi completamente impegnato nel maneggiare la videocamera per non lasciarmi, e lasciarvi, sfuggire, una sola delle parole pronunciate e delle espressioni mostrate da zia Lalla. Anche tua zia Gina, mia sorella, non è riuscita a trattenere l’emozione e mi è sembrato che stesse lì per lì per vomitare lagrime. Quanto a tua nonna, Marta, inutile sottolineare che è stato un continuo detergersi gli occhi. Ed io, se le circostanze non me lo avessero impedito, ti do per certo, piccola, che le avrei fatto buona compagnia. Tanto ero preso e felice. Ed ero così preso e felice che in quei venti minuti tutta la mia vita mi è scivolata davanti come una vecchia pellicola in bianco e nero e, soprattutto, ho goduto della gioia di Francesca, della tua ziona bionda e dolce che realizzava un sogno cullato per lunghi anni. Ripeto, se me lo avessero permesso e non fossi stato impegnato ti avrei preso in braccio ed insieme a te mi sarei precipitato a baciarla e ad abbracciarla. 11 Al momento del conferimento ufficiale del dottorato non ero presente in aula per due motivi: perché ho fatto compagnia a tua madre nell’accompagnarti a desinare e riposare qualche ora e perché, oramai, il caldo eccessivo – eccessivo per uno come me che evidentemente ha nelle vene sangue Inuit - stava per accopparmi. Non ero presente ma il momento, felicissimo ed emozionatissimo, lo ho poi vissuto attraverso le parole di tua madre e dei suoi amici. Anche se, lo confesso, mi pento di non aver dato sfogo ai miei desiderata. Ritorniamo a noi. Sei simile a tua madre, basta metterti in auto e dopo pochi, così come faceva lei, secondi chiudi gli occhi abbandonandoti ad un sonno che più profondo non si può. Ci siamo sempre chiesto se Morfeo non abbia con te un feeling particolare. Ebbene stavolta non è andata così: eccitatissima, quasi volessi continuare a gustarti la gioia di tua zia Francesca, non hai permesso alle tue palpebre di calare e non hai fatto che continuare a chiederti ed a chiederci come mai la tua amatissima Lalla non ti avesse ricoperto di piccoli cadeau come è solita fare. Ti abbiamo spiegato il perché e tu, non molto convinta, hai sentenziato: “lo falà quando ritornelà a Scauri, velo?” E qui apro una parentesi. Il giorno 20 luglio, ovvero quello della tua laurea, mia bionda Francesca, è stato uno dei più felici della mia vita e tra quelli che mi hai regalato secondo per bellezza solo a quello della tua nascita. Ora sei dottore in medicina e stai per realizzare il tuo sogno. Sogno che si concretizzerà di certo perché lo so, me lo sento, dopo anni di ostacoli ora la tua strada sarà tutta in discesa. E noi, noi tutti ci metteremo di buzzo buono per darti una mano sostanziosa. Quando ti ho vista discutere la tua tesi, lo ripeto ché lo ho già scritto, per una frazione di secondo al tuo viso si è sovrapposto quello della tua amatissima nipotina ed io, in quel momento, ho toccato letteralmente il cielo con un dito. Poi sei ricomparsa tu ma io ho continuato a volare. Grazie, Piccolotta mia, grazie per esserci e grazie di tutto. Papà. 12 VI Sai bambina, tua madre mi ha confessato che il tuo fratellino/sorellina comincia a farsi sentire ché ha iniziato a scalciare. E l'emozione si rinnova così come si rinnova, nella nostra famiglia, il ripetersi della nascita e della crescita di una nuova vita. Io nonno Ciccio, da par mio, non attendo altro che il momento che tu ne sia completamente cosciente perché vorrei rivedere il ripetersi di quel gesto che già hai fatto qualche mese fa quando, abbracciando tua madre, le hai baciato il ventre ed hai salutato con immenso ed istintivo affetto di bambina il tuo fratellino/sorellina. Fra un mese o poco più poi conosceremo, se non sarà una birba come te che hai fatto di tutto per nascondercelo, anche il suo sesso ed allora sapremo anche con chi parlare liberandoci da ogni dubbio. Sarà un Giovanni o una Claudia, come hai scelto tu, e comunque sarà, di certo, un bimbo bellissimo che avrà un nome altrettanto bello. Per Giove, piccola il tempo sembra essersi fermato e questo luglio, che non sembra neppure una vera estate, non passa mai. Quando arriverà il fatidico giorno cui ho sopra accennato? Quando giungerà il momento in cui potrò “parlare” con lui con lei così come ora faccio con te? Ieri, 25 luglio, è stata una giornata bellissima: eri contenta come una pasqua, riposata perché probabilmente hai dormito il giusto e mi hai concesso parecchio del tuo tempo durante il quale ci siamo dedicati al tuo passatempo preferito: nasconderci sotto le lenzuola per poi urlare a tua nonna, impegnata come sempre nel prepararti il desinare, di venirci a cercare. E tu ti diverti e ridi solo come tu sai fare. Sei una meraviglia, piccola mia, un dono che cielo mi ha e ci ha concesso e che io vorrò godermi sorbendolo, come si fa con un bicchiere di champagne, fino all'ultima bollicina. Anche la piccola Ginevra, la tua cuginetta figlia di tuo zio Enrico e tua zia Alessia, viene su che è una meraviglia. E' un altro spettacolo della natura con occhi azzurrissimi incastonati in un visetto da bambola. Se dovesse mantenere anche i capelli neri che ha e tirar fuori riccioli come i tuoi sarà una vera gara il dover stabilire tra di voi chi è la più graziosa. Ieri abbiamo ricevuto l'invito, graditissimo, ad un matrimonio da parte di una nostra nipotona, la giovane Serena, figlia di due nostri compari ed amici. In effetti ad essa non ci legano, come a te, vincoli di sangue ma il fatto che noi, io e tua nonna, si sia suoi padrini di cresima ce la fa considerare una figlioccia acquisita. Tu dormivi spaparanzata nel lettino, dal quale stai quasi per esondare visto quanto sei cresciuta, e Serena e sua madre, Fiorentina, hanno voluto vederti. Non ti dico le espressioni di gioia e i complimenti che hanno profuso a tuo favore poi, quando hanno sottolineato che ci somigliamo come due gocce d'acqua, stavo per sciogliermi come un ghiacciolo al sole d'estate. Sei perfetta, piccola, e qualche volte mi assale l'idea, per dirla con Asimov, che tu sia un piccolo robot ovvero l'inimitabile imitazione, passami il gioco di parole, di una bambina. Ma come saprai, quando darai sfogo alla tua, presumo, già ponderabile sete di sapere scoprirai, come ho già scoperto io, che sei una creatura in carne ed ossa fornita di anima e sentimenti che esterni continuamente. Ai robot, secondo la prima legge che li governa e creata dal di loro inventore, il grande Isaac, non è dato far del male agli umani e tu invece, con le tue manine paffute e forti, con la tua voce chiara e stentorea, sai farti valere fin troppo. E coloro che ti circondano, ti amano, ti coccolano non sono, vivaddio, dei robot nel qual caso, ove tu fossi una di loro, non dovresti rispettare la prima legge dei non umani. 13 E potresti loro mollare ceffoni come sovente fai con me e con i tuoi cuginetti ai quali, quando a tuo parere sbagliano, con il ditino indice proteso sbatti in faccia un “non si fa!”. E sei anche allora uno spettacolo inimitabile. Siamo al mare, piccola, ed un aquilone si libra nel cielo. Si abbassa, si alza, volteggia e tenta, quasi fosse un essere animato dotato di una sua propria anima, di sfuggire a quel filo di leggero nailon che lo tiene saldamente legato alla mano di un giovane extracomunitario. D'un tratto mi chiedi come fa a librarsi nel cielo e perché non fugge via libero. Chiesto da te, che sei già una donnina dotata di una sua spiccata personalità, mi mette un attimo in difficoltà. Ma ci provo e tento di farti capire che è il vento, quel vento che si infila nei tuoi boccoli - quasi fossero una miriade di piccole gallerie del vento, appunto - e cerca, senza riuscirci, di scompigliarti i capelli, a tenerlo su mentre la leggera e lunga cordicina che il giovane nero tiene legata al polso gli impedisce di volar via definitivamente. Sgrani gli occhioni marrone profondo, mi punti contro l'indice e sorridendo esclami: “ho capito nonnino (Dio mio come mi tocchi il cuore!) è il vento. Io amo il vento”. Resto letteralmente basito e, mentre ti osservo che vai incontro alle onde che si infrangono dolcemente sulla battigia, non faccio che continuare a chiederti se di questa tua spiccata intelligenza e dei tuoi repentini mutamenti d'umore non si debba iniziare ad aver...paura. Ti amo alla follia piccola! Uno stormo di gabbiani vola basso nel cielo intorno ad una barca che, al di là delle boe che delimitano il tratto di mare ove è concesso bagnarsi in sicurezza, effettua una probabilmente illegale pesca a strascico. I gabbiani lanciano le loro grida aspre e, secondo il loro punto di vista, colme di crassa gioia per un pasto a basso tasso di fatica. Ne resti per un attimo affascinata poi avverti un evidente senso istintivo di fastidio e mi raggiungi. Io e tua nonna, ovviamente, non ti perdiamo di vista un solo decimo di secondo. E per vari motivi. Mi raggiungi, mi afferri la mano ed indicando gli uccelli esclami: “come si chiamano quegli uccelli che fanno quel blutto velso?”. Non dici canto o urlo ma proprio verso, come hai già fatto in un'altra occasione, dando prova, ove ce ne fosse ancora bisogno, che vai acquisendo, giorno dopo giorno, una proprietà di linguaggio che lascia letteralmente stupiti. Ed io mi sciolgo ogni giorno di più perdendomi nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nelle tue espressioni e nei tuoi rari e , per questo, sempre più preziosi abbracci. Non ami essere toccata e non ami toccare. A te piace da morire parlare parlare parlare. Tua madre sostiene che ti avvii ad essere logorroica ed ho il vago sospetto che alluda a qualcuno di mia stretta conoscenza. Oggi è morto ammazzato un altro giovane italiano in un paese lontano ed a causa di un evento di cui un giorno, spero, avrai conoscenza non diretta attraverso i media ma per mezzo dei libri di storia. E' la guerra, piccola, un'orrida invenzione che gli uomini si sono dati per sopraffarsi gli uni con gli altri. Da qualche tempo poi hanno inventato la guerra giusta, ovvero quella che dovrebbe abbattere certi regimi e dovrebbe, ma ho la non sciocca impressione che potrebbe trattarsi di un pessimo ossimoro, portare la pace ai popoli oppressi. Il giovane soldato ucciso, combatteva una di queste guerre di cui, a macchia di leopardo, è pieno il globo terracqueo. Ed è in questi momenti che mi lacera sempre quel famoso dubbio – anche perché la condizione contingente di questo nostro paese non muta di una virgola – e mi chiedo se sia stato giusto metterti al mondo. 14 Ma ora ci sei, piccola, e se non ci fossi avremmo la necessità e grosse difficoltà ad inventarti. 15 VII Dopo aver tagliato l'ennesimo traguardo che si era prefisso è tornata a casa, lasciandosi alle spalle la monnezza di Napoli e tutti i suoi problemi, tua zia Lalla. E' tornata a casa, e sia pure per un non lungo tempo ma per un breve periodo di ferie, dopo aver conseguito la laurea agognata in medicina e chirurgia e, al solito, ti ha sommerso di abbracci, di baci e di regali regalandoti, regalandosi e regalandoci qualche ora di gioco fatto di invenzioni e novità. Io, manco a dirlo, sono stato relegato al ruolo di orco mangia pulcini. Essì perché tu hai completamente snobbato, e ci avrei giurato, una costosissima bambola di pezza ma hai gradito una piccola chioccia di legno con incastonato nel ventre un piccolo pulcino giallo oro ed un grosso uovo di plastica, costruito a mo' di casetta, nel quale dimora un altro cucciolo di gallo. Il motivo? E' presto detto. Quella chioccia non sono altro per te che la rappresentazione di tua madre che, come fin troppo bene sai, porta nella sua pancia il tuo fratellino, Giovanni, o la tua sorellina, Claudia, che stanno per venire alla luce. Giovanni o Claudia, non si scappa perché tu, con il tuo carattere forte e non opponibile, hai deciso essere così. Abbiamo giocato tutto il pomeriggio mentre tua madre, dopo essere ritornata da una visita di routine dal diabetologo (la gravidanza le sta dando dei grossi problemi dal punto di vista del tasso glicemico), si riposava, stanchissima, stravaccata su un divano. Poi al momento della cena, cui non avresti dovuto partecipare, hai divorato l'intera porzione di carne di un adulto. Nel caso specifico quella di tua zia Francesca che, ma guarda il caso, ha dovuto accontentarsi di un ovetto al tegamino. Mentre eravamo assisi a desinare, Manuela, la tua genitrice ha preferito allontanarsi per raggiungere la sua abitazione e preparare un pasto serale per tuo padre. Tu non ti sei scomposta. “Vai pule mamma, mi accompagnelanno nonna, nonno e zia Lalla. E non ti preoccupale pelché le mostrelò io dove abitiamo”. Tutto ciò a soli tre anni non ancora compiuti. Poi così hai fatto. Noi siamo stati al gioco e tu ci hai spiegato che al termine della strada lunga e stretta che avremmo di lì a poco imboccato avremmo trovato un ... buco, ovvero un tunnel, poi una piazzetta illuminata a giorno e lì avremmo trovato la sua abitazione. Decisamente meglio di un navigatore satellitare. Ed io continuo a spaventarmi perché il tuo carattere deciso, la tua intelligenza viva, la tua memoria elefantiaca ed i tuoi continui cambi di umore mi fanno temere che, saltata una generazione, quella sindrome da cui sono affetto stia per ripresentarsi. Mi auguro di no, bambina mia, me lo auguro per te ma ove dovesse accadere tu sarai, nel caso, una bimba fortunata perché troverai in me, e spero vivamente e con tutto il cuore di esserci, chi saprà capire ed aiutarti a curare l'affezione della tua anima. Non sarà facile, non sarà difficile e non sarà neppure sgradevole. Se anche tu sarai “diversa” come me io ti aiuterò e ti guiderò nell'affrontare un modo di vivere la vita non “normale” ma sicuramente non spiacevole e di un livello nettamente superiore. Credimi, ci riusciremo e te lo prometto con l'orgoglio di un bipolare. Se poi, dal punto di vista caratteriale, sarai una bimba come tante altre io di certo non ti disconoscerò come luce dei miei occhi ma sarò ancora più innamorato di te. Tua zia, dicevo, è ormai una dottoressa in medicina e chirurgia e fra qualche giorno ritornerà nella città della sirena Partenope. Non sarà facile per lei, non lo sarà per te che le sei legata da un affetto quasi morboso ma tutto ciò avverrà, al solito, senza spargimento di sangue e 16 con la promessa di una marea di regalini che si concretizzerà al prossimo rientro da parte di zia Lalla. Venerdì 29 luglio ore 12,10. Tua madre, piccola mia, stamane non è andata al lavoro. Nessuno di noi ne era a conoscenza, come nessuno di noi sapeva che, in effetti, il previsto appuntamento di routine con il tecnico che doveva farle un'ecografia le era stato anticipato di qualche ora. E' partita per Fondi - un grosso paese che dista da noi non più di una trentina di chilometri e nel quale tu, tra l'altro, hai visto i natali – verso le nove e, dato il carattere forte ed indipendente che si ritrova, tua madre, ci è sembrato strano che chiedesse al marito di accompagnarla. La cosa ci ha preoccupato non poco visto che la gravidanza che sta affrontando non è delle più facili. Tutti ci siamo chiesti in cuor nostro se si aspettassero qualche notizia non positiva ma nessuno di noi si è permesso di esternare un commento ed il massimo che abbiamo potuto dire è di comunicare, via telefono, ad uno qualsiasi di noi lo stato accertato delle cose. Le ore - come accade di solito e quando siamo sulla spiaggia alla brezza marina ed al sole cocente davanti ad una mare che, pur con tutte le sue carenze, è sempre meraviglioso - non sono volate via. Il mezzo giorno, l'orario in cui abbandoniamo la sabbia e la salsedine, è arrivato lento pede quasi una tartaruga che procede in salita su un terreno viscido e sdrucciolevole. Abbiamo tirato su tutti gli ammennicoli da spiaggia, rivestito e pulito te e le tue amichette, oggi nostre ospiti, Morena ed Alessandra, ed abbiamo guadagnato casa. Telefonate e notizie non pervenute. Le preoccupazioni non smussano i loro angoli. Tu, luce dei miei occhi, e le tue compagne di giochi state ancora mangiando e facendo a gara tra di voi – chi finirà prima? - quando squilla il campanello che annuncia che qualcuno è al cancello d'entrata. Mi affretto, aspetto posta e, visti i disservizi a livello nazionale di questi mesi, sono un po' preoccupato. Ma non è il postino. E' il pancione di mia figlia Manuela, tua madre, sovrastato da un sorriso radioso. Le faccio segno - mentre apro il cancello, dall'alto del pianerottolo posto in cima alle scale che conducono all'appartamento, al primo piano, nel quale anche lei ha dimorato per trentuno lunghissimi e piacevolissimi anni - alzando il pollice al cielo in segno di ok. Lei mi risponde sorridendo con tutto il viso ma soprattutto con occhi che mi sembrano bagnati di lagrime da commozione. La visita è andata benissimo e l'ecografia ha inaspettatamente rivelato il sesso del nascituro: è un maschietto, piccola mia, e se tutto, come ci auguriamo, andrà per il verso giusto a dicembre di questo anno di grazia il tuo fratellino Giovanni vedrà la luce. Quando a suo tempo abbiamo saputo di te, Michela, ti abbiamo, tutti noi, ricoperto di regali. Di certo regali utili a te ed alla tua crescita ma pur sempre regali. Tra di essi vi era la classica culla e non abbiamo assolutamente conto di quella stupida e diffusa diceria che sostiene che possedere un lettino prima che il bambino nasca porta sfiga al pari dell'ombrello aperto in casa e dei fiori buttati sul letto. E i fatti ci hanno dato ragione ché tu sei venuta su perfetta: bella, intelligente, sveglia, carattere da leader e via enumerando. Per tuo fratello sarà dura competere con te ma mi auguro che si dimostri all'altezza della situazione. La tua culla pertanto sarà la sua culla così come i tuoi giocattoli, se sopravviveranno alla tua irruenza, saranno i suoi. Non lo saranno, per ovvi motivi, i tuoi vestitini che invece faranno la gioia, chiaramente espressa, della madre di una tua nuova amichetta, Chiara, che sta 17 anche lei per venire alla luce. 18 VIII Ciao Giovanni come va? E benvenuto! Ciao piccolo Nanni anche da parte della tua sorellina che, al momento, sembra aver accolto la notizia in modo molto sereno. A suo dire è contentissima e non vede l'ora di farti da mammina. Visto come si comporta con le sue Barbie non c'è da meravigliarsi ma vedremo se ci toccherà, fra non molto, difenderti e difenderla dalle sue presumibili piccole angherie. Ammesso che ci saranno ché sembra non essere affatto timorosa del fatto che tu possa sottrarle una piccola tessera del puzzle d'amore che i tuoi genitori e noi tutti nutriamo per lei. Ora ci sei anche tu e ti appresti a venire alla luce nel mese di dicembre e non è detto che l'evento non accada in quel fatidico giorno. Ma tranquillo ti chiamerai Giovanni che poi, guarda caso, era il discepolo prediletto della Persona cui alludo. Verrai alla luce in un presumibile freddo giorno di dicembre così come tua sorella, la nostra piccola Michela, lo è venuta in un afoso giorno d'estate. Il 19 agosto del 2008 ad essere precisi e fra poco più di due settimane festeggeremo, te nel pancione bello di tua e sua madre, il suo terzo compleanno. Magari, e non potremmo mai avere la prova contraria, tu “sentirai” l'evento e vi parteciperai a tuo modo. Fantasia la mia? Nient'affatto è un'assoluta sicurezza e poi se non lo fosse mi piace pensare che sia così. E nessuno mi può negare questo piccolo grande piacere. Piccolo, quando ho avuto la notizia, ho abbracciato tua madre e, nuovamente, quasi come fosse un gesto dovuto ho poggiato il palmo della mia mano sul tuo cuore. Speravo di sentirlo, speravo di avvertire un tuo segno ma per il momento te ne sei stato calmo e imperturbabile mentre io, empaticamente, ti ho comunque...sentito. Questo mondo non è facile sai e basta un nonnulla per cambiarti la vita. Quando leggerai, ed ammesso che lo farai, queste mie povere note molto probabilmente piccole e medie navi spaziali autosufficienti attraverseranno la materia oscura e faranno la spola fra il nostro pianeta ed altri mondi ed allora tu apprenderai, dai libri di scuola, che un uomo perfetto quale Jurij Gagarin, che per primo nel 1961 e per ben ottantotto minuti ha volato nello spazio, morì a causa di un banale incidente aereo mentre era alla cloche di un piccolo aereo. Apprenderai anche che il secondo uomo che violò lo spazio, l'americano John Glenn, fu vittima di una sorte ancora più beffarda: vide svanire tutti i suoi sogni a causa di un armadietto per le medicine che gli cadde in testa mentre era nel bagno e si radeva la barba. Nel 1962 fu il primo americano ed il secondo uomo in assoluto ad essere inviato in orbita attorno alla Terra ma come ti dicevo, piccolo, il destino con lui fu ancora più beffardo che con il collega sovietico. Fu ancora più beffardo perché assunse, per farlo fuori dal suo mondo e pur non uccidendolo, le sembianze di un gancio da muro cui era appeso, lo ho appena scritto, un armadietto che gli piombò in testa e lo rese, per molti versi, un invalido. “Quel giorno, quando uscii dall'ufficio di Shepard per andare da lui, non era un 'astronauta usato', 'un politico fallito', un uomo stanco malato deluso che dice “non capita spesso di ricominciare daccapo a quarantatré anni”. Era un uomo pieno di salute, di entusiasmo, di gloria: e il futuro era suo. Non immaginava davvero che il futuro gli sarebbe crollato addosso, una mattina di fine inverno, con un armadietto da farmacia. Era entrato nella stanza da bagno per farsi la barba e l'armadietto era lì, appeso ad un gancio robusto. Dentro c'era il sapone, il pennello, ed il resto. Lo aprì ed il gancio cedette, il mondo gli cadde in testa. Cadde anche lui, colpito a una tempia e a un orecchio. Cadde tra il muro e 19 la vasca, con quel corpo che aveva tanto allenato, curato, protetto, mentre un filo di sangue si portava via tutti i suoi sogni. Lui il campione che aveva orbitato tre volte la Terra, sfidando disastri e meteore, superato i pericoli più allucinanti: l'ingresso nello spazio, la mancanza di peso, il rientro nell'aria mentre la capsula diventa una palla di fuoco. Troncato da un armadietto, nella stanza da bagno, perché un gancio cede. Come un bambino, un invalido, un vecchio. Molti ne risero. Usciron vignette di ogni specie su Glenn che si rompe la testa nella stanza da bagno. La più buffa era quella dove egli appare vestito da astronauta, con la saponetta nella mano destra e lo spazzolino nella mano sinistra: dinanzi a lui un generale che sventolando la bandiera americana gli dice: “Le affido una missione assai pericolosa, colonnello...”. Io non ne risi.”. Da “Se il suole muore” di Oriana Fallaci. Ma tu non aver paura – la paura è un sentimento umanissimo ed anche i cosiddetti eroi ne sono dotati in quantità industriale - ché l'aver coraggio non è cosa difficile. “L'importante è che uno – come affermava il succitato Glenn – non si abbandoni alla paura, che non resti immobile come un idiota, che si scuota, si muova, faccia lo stesso le cose che deve fare. L'importante è agire attraverso la paura, superarla, dimenticarla. E infatti poi si dimentica.” Parole sante e tu, ne sono certo, non avrai paura, come sembrano non averne la tua sorellina, i tuoi cuginetti ed i loro amichetti, di questo mondo difficile. Magari, piccolo Giovanni, farai l'astronauta – è il mio sogno – e vedrai cose, tanto per abbandonarmi ad un altra citazione, che noi (attuali) umani non osiamo neppure immaginare. Ora hai solo quattro mesi ma il pancione nel quale sei rannicchiato è così evidente, ormai, che anche tu sei fisicamente uno di noi e non capita raramente che qualcuno di noi, sgridando quella peste meravigliosa della tua sorellina, le si rivolga dicendole: “smettila che stai dando fastidio al tuo fratellino!”. E lo si fa con una naturalezza tale che nessuno si rende conto del paradosso. Bellissimo comunque! 20 IX Sarai fra noi a dicembre e noi ti accoglieremo, cosi come abbiamo accolta Michela, come un piccolo principe e di certo il tuo soprannome sarà proprio “Piccolo Principe”. Io ci terrei anche perché esso, il soprannome auspicato, mi riporta alla mente un libro che ho tanto amato e tanto letto. Tu ora non la sai ma, grazie a me, quella favola bella di Antoine de Saint-Exupéry fa già parte di quella che sarà la vostra, tua e di tua sorella, biblioteca. Ed intanto una buona notizia: il problema, ovvero il diabete da parto, di cui sta soffrendo tua madre sembra ridimensionarsi. I valori che una delle tante “macchinette” di cui è stata dotata la tua genitrice sembrano rientrare quasi nella norma e la cosa migliore è che essi sono nella norma quando la mia Manuela si sottopone, ogni quindici giorni, agli esami di rito. Ovvero quelli fatti di prelievo ed analisi del sangue che sono decisamente più affidabili rispetto a quelli effettuati con il mezzucolo elettronico. Una cosa è certa, comunque, la ferrea dieta alimentare cui si sta adeguando tua madre le hanno già dato una forma fisica invidiabile, una forma fisica che, a parte il pancione nel quale tu galleggi sempre più irrequieto, non aveva neppure quando era una giovane donna nubile. Che sia questo, a parte la tua nascita, il regalo che stai preparando per tua madre? Non sarebbe male e tuo padre mi sembra essere fortemente soddisfatto mentre tua madre, e questo è giusto, muore dalla voglia di strafogarsi un piattone di spaghetti che sia tale. E lo farà, stia tranquilla, magari approfittando dell'intervallo tra una poppata e l'altra che dovrà dedicarti per forza di cose. E visti i precedenti, ovvero considerando la piccola Michela di cui tutto si può dire tranne che le sia mancato e le manchi l'appetito. Bellissima notizia, oggi cinque agosto, e splendida giornata. Tua madre, piccoletto mio, ha sostenuto il previsto esame medico e tutto è andato alla grande: i valori glicemici sono rientrati nella norma e quindi tu e lei non correte alcun rischio. Nascerai, bambino, in un luogo meraviglioso. In un luogo, e forse lo ho già scritto a tua sorella, che ha la stessa temperatura media delle isole Cayman. No, non è un paradiso fiscale ma un paradiso climatico e di bellezze naturali – malgrado le aggressioni subite in questi ultimi cinquant'anni – quello sì. Nascerai nel mese di dicembre prossimo venturo ed io, ma soprattutto la famiglia di tuo padre, ho da tempo iniziato il conto alla rovescia. Il perché lo faccia la tua famiglia paterna poi è giusto, ovvio e scontato perché tu sarai la “reincarnazione” di quel nonno Giovanni che purtroppo non avrai la possibilità di conoscere. Era una persona splendida, lo ribadisco, ed un favoloso simpaticissimo amico. E poi mi somigliava, e molto, anche nel carattere. Circa il carattere, piccolino, mi auguro fervidamente che il tuo sia più dolce e meno aggressivo di quella streghetta di tua sorella che però, ad onor del vero viene su magnificamente. E' sempre più bella sai ed ogni giorno che vola via non fa che farci chiedere come noi si sia fatto a vivere senza di lei. E questa è un'espressione letterale della zia Lalla, e tua zia, che di certo riserverà anche a te . Ti aspettiamo, piccolo, con amore immenso ed io non vedo l'ora di vederti, una volta piccolo bimbo autonomo, guerreggiare con la tua sorellina. Quella piccola peste borbonica che, proprio oggi, poco prima che tua madre ci desse la lieta novella delle sue riconquistate perfette condizioni fisiche, ha gratificato il cuginetto, Vincenzo, di un morso da staccargli un lembo di pelle. 21 E questo solo perché, a suo dire, aveva invaso il suo territorio in una piccola piscina di plastica. Che peste! Ma io la amo da morire come da morire amo già te. Quando avrai vent'anni, piccolo, e tua sorella ne avrà poco più che ventitré, così come ho già scritto a lei, io sarò quasi al termine, almeno me lo auguro ché potrei averlo terminato ben prima, del mio cammino terreno e tu, probabilmente e se non avrai scelto un altro campo professionale o impiegatizio nel quale impegnarti, magari starai coltivando il sogno di volare tra le stelle augurandoci sempre che, come sembra aver fatto di questi tempi in cui mi rivolgo a voi, l'uomo non abbia rinunciato al suo sogno più grande: la conquista di altri mondi appunto. Io da par mio spero che in quel tempo, non molto per me - e secondo la teoria del “linguacciuto” genio dai capelli arruffati e bianchi – lontano a venire, che le cause della morte siano state debellate. Perdio, non sono stati resuscitati degli spermatozoi e dei semi e dei pollini ormai teoricamente morti? Non potrebbe essere questa la prova che la morte non esiste e che non è difficile impedire la degenerazione dei tessuti magari utilizzando organi di morti, quelli sì, dal corpo fatto a pezzi e non ricomponibile? E se spero che questo accada, piccolo, non è perché senta un impellente bisogno di immortalità ma sol perché vorrei vivere per un giusto tempo la vita tua e quella di tua sorella. E che Dio, nel quale continuo a credere sempre di più ed anche per merito vostro, me lo conceda. 22 X Lasciamo stare per un attimo, e forse per sempre, l'immortalità ché di certo mi sono lasciato un po' troppo andare e per un momento, grazie a te, mi sono sentito quasi seduto alla destra di Dio, ma spero di poter godere dei primi anni della tua vita e del tuo crescere sano bello ed intelligente – viste le premesse, ed alludo a tua sorella, non vi sono dubbi – da nonnetto vispo e pieno di salute sì da poterti “soffocare” non solo con il mio affetto ed i miei baci ma cingerti anche con le mie braccia. Cresci piccolo, cresci ché io ti seguirò e di te narrerò perché è giusto che sia così ed il mio cuore è ciò che brama di più. Tu madre mi riferisce che fai sempre più sentire la tua presenza: muovi le braccia, la testa e scalci come un piccolo mulo, tanto per usare un'espressione abusata, ma lei sostiene che le sembra di udire addirittura i tuoi sbadigli quando stai per addormentarti. Deve essere una sensazione bellissima e quando essa, e non è la prima volta, mi viene raccontata rimpiango di essere nato maschietto. Il tempo è quello che è, piccolo. Non è una dimensione quantificabile e mentre a volte sembra galoppare come un cavallo imbizzarrito a volte sembra procedere lentissimamente come una lumaca frenata dalla sua stessa bava. Che scorra via veloce lo avverto dall'estate che, almeno sulla carta, dalle nostre parti sta finendo e che, fra qualche giorno, si concluderà con grandi feste sulla spiaggia in occasione del ferragosto. “Feriae Augusti” per quelli che parlano bene e scrivono altrettanto dignitosamente. Che scivoli via lento poi lo noto dal fatto che alla tua venuta alla luce mancano ancora circa quattro mesi e mi sembra un'eternità. Sulla spiaggia dello stabilimento balneare gestito da tuo padre e sulla quale trascorro, oggi come oggi, la maggior parte delle mie ore anche non volendo non potrei non pensarti visto che sono circondato da donne che mostrano il pancione. Sembra un'annata buona per le nascite e queste donne sono bellissime come bellissima diventa, per merito tuo, giorno dopo giorno tua madre. Marcello, un caro amico, che ha del Padreterno un rispetto sovrumano legge, incurante del sole che picchia feroce, il libro “La grande storia della Bibbia”, scritto a quattro mani da due grandi giornalisti del panorama letterario italico, ed a me viene un po' da sorridere. Poi finisco col chiederglielo in prestito ed ora esso, il volume, fa parte di quelli cui quando prima metterò mano ed occhi. Poco più in là tua madre, che ha preso un giorno di ferie (e sarebbe il caso la smettesse di lavorare unitamente al quel “negriero” del mio amico Maurizio), mi chiama ebbra di gioia. Mi indica la sua pancia e, che emozione!, mi mostra te che tiri calci come un ossesso. E' veramente uno spettacolo di indicibile bellezza osservare una nuova vita che grida, a suo modo, di esserci. Sì ci sei piccolo e mi ritrovo a parlarti, chiamandoti Giovanni, manco lo stessi facendo con la tua sorellina. A proposito qualche ora prima - è stata lei di sua spontanea volontà ad aprire il discorso – mi ha raccontato che quando era piccolina – ovviamente si considera una persona adulta - si trovava nella pancia della madre e che appena uscita ha iniziato a succhiare il latte dal suo seno. Naturalmente e senza alcuna malizia le ho fatto notare che tu farai lo stesso. Sarà stato un caso ma quella chiacchierona di Michela ha immediatamente cambiato discorso. Attento quindi, piccolino, ché qualche problema forse lo avrai e di quelle piccole angherie di cui parlavamo forse dovrai subirne qualcuna. 23 Ma noi ti proteggeremo, stai tranquillo cosicché la “prepotente” non avrà di certo vita facile. Quanto le voglio e quanto ti voglio, di già, bene! “Manhattan era un ricamo di vecchi grattacieli, il ricordo di una passata civiltà. A un quarantatreesimo piano di Fifth Avenue, chiusa dentro il mio ufficio, aspettavo il dottor Willy Ley, scrittore di scienza ed amico di Wernher von Braun. Aspettandolo mi affacciai alla finestra: sulla terrazza del grattacielo di fronte un signore annaffiava le piante del suo giardino pensile, gerani, rododendri, azalee. Le annaffiava con gesti premurosi, compunti. Tutti i giorni a quest'ora, le cinque del pomeriggio, egli annaffiava le piante del suo giardino pensile: e sempre con quei gesti premurosi, compunti. Una volta lo avevo incontrato nella sotterranea e glielo avevo detto: “Lei è quel signore che tutti i giorni alle cinque annaffia la piante del suo giardino pensile, con gesti premurosi, compunti”. E lui m'aveva risposto: “Si, amo tanto le piante”. E con questo? Che c'è di straordinario, dirai. Oh, nulla, quasi nulla. Piove così poco a New York: uno deve annaffiarle, le piante. Specialmente se sono gerani, rododendri, azalee. Ma le sue piante, papà, non avevan bisogno di acqua: si trattava di piante che non erano mai nate e non sarebbero nemmeno mai morte. Piante senza sete, né vita. Piante di plastica: come i prati di Los Angeles, ricordi? Cosa? Quel signore era pazzo? Oh, no! Non era pazzo per niente, o non più di coloro che telefonano dentro le uova. In una città come New York è impossibile far crescere le piante che siano autentiche piante e lui che amava i gerani, le azalee, i rododendri, le teneva in plastica. Ma per non impazzire, ecco, per non impazzire, ogni giorno alle cinque lui le annaffiava”. Da “Se il suole muore” di Oriana Fallaci. Sai, piccolo, il mondo, vivaddio, non è ancora tutto così, per fortuna, e le previsioni della Fallaci ad oggi sembrerebbero essere smentite. Perciò io mi auguro che tu possa ancora vivere, insieme a tua sorella, in un paese fatto di alberi, erba, gerani, azalee e rododendri che necessitino di essere annaffiati non perché il loro proprietario non diventi pazzo, ma semplicemente perché hanno bisogno di ... bere. Domenica 15 agosto 2011. Oggi è una festività particolare ed allo stabilimento balneare di tuo padre – complimenti per la professionalità e l'amore con cui svolge il suo mestiere – questa sera si danzerà, si giocherà e, soprattutto, si mangerà sotto le stelle. E tu a tua insaputa sarai, insieme a tua sorella ed alle sue numerose amichette, ospite privilegiato. Ne sei già consapevole? Mi sovviene il dubbio che tu avverta l'eccitazione che c'è in giro e questo sembrerebbe – o sembra? - evincersi dagli sconvolgimenti di cui è preda il pancione di tua madre. Io ne sono letteralmente affascinato e la voglia di prenderti fra le braccia, di stringerti e riempirti di baci monta di ora in ora. La serata è stata un evento da ricordare e tu, cucciolo, hai fatto il tuo dovere facendo sì che tua madre non “soffrisse” - visto il carico di lavoro che ha dovuto sopportare – la tua preziosa presenza. Ti sei reso conto, questo mi pare scontato o sto vaneggiando?, che era un momento particolare e ci hai fatto sentire il tuo esserci sonnecchiando come un ghiro. Grazie. 24 XI Venerdì 20 agosto 2011 Ieri, piccolino, è stata un'altra giornata particolare e particolarmente felice: il compleanno della tua sorellina che ha tagliato il terzo traguardo della sua lunga, mi auguro, e felice esistenza. Tuo padre e tua madre – che poi sono anche i suoi felici genitori – le hanno organizzato una festa con i fiocchi e tutto è andato per il meglio. La piccola Michela, di solito poco incline a gradire novità assolute, ha invece gioito anche della presenza di un non giovanissimo prestigiatore che sovente l'ha fatta anche partecipe delle sue magie. Mi dice la mia Manuela, tua madre, che tu hai, al solito, evitato di essere invadente e che hai sonnecchiato tranquillo per tutto il tempo. Il mio album di foto, ovviamente, si è arricchito di un altra decina di istantanee e quando sarai in grado di apprezzarle te le mostrerò unitamente, stanne certo, a quelle con cui immortalerò i tuoi primi anni di vita. Io intanto per ammazzare il tempo e combattere, con il cervello, l'afa continuo a leggere un libro che ho più volte citato,“Se il suole muore” di Oriana Fallaci. E' un libro difficile e “vecchio”, cucciolo, perché scritto oltre quarant'anni fa ma è bellissimo e poi c'è la certezza di poter prendere atto che quel mondo di plastica che esso preconizzava non è ancora qui fra noi. Tu e tua sorella, visto come stanno andando le cose, vivrete ancora di erba, fiori, piante, acqua, pesci, animali domestici e non e magari, come spero ed ho già scritto, studierai semplicemente da astronauta ma non sarai costretto ad innaffiare fiori sintetici per non impazzire. Fa un caldo insopportabile e l'afa si taglia a fette ragion per cui abbiamo deciso di farti e di farci un regalo: fra qualche giorno partiremo per trascorrere qualche lunga ora in montagna e questo sarà il tuo vero primo lungo viaggio. Mi auguro sarà di tuo gradimento e che tua madre non debba sopportare il tuo scalciare nervoso. 25 XII E così, dopo mesi non facili, in cui tu scalciavi, ed ignaro, facevi “sentire” la tua presenza sei, il 10 dicembre, venuto alla luce. Cucciolo d'uomo, piccolo e fragile, ti sei mostrato in tutta la tua attesa bellezza allontanando d'un colpo ansie e timori. Capelli neri e folti, visino impertinente ed occhi scuri che, di rado, mostri in tutta la loro bellezza, vivi ora tranquillo i tuoi primi giorni di vita lanciando grida strozzate sol quando hai voglia della necessaria poppata. Non sei, almeno per ora, strutturalmente un gigante ma i presupposti a che tu lo diventi ci sono tutti viste, a dar senso alle esperienze ed alle “dicerie” dei nostri vecchi, le non disprezzabili misure delle tue estremità. Mani e piedi sia beninteso. La piccola Michela, tua sorella, sembra averti accolto con gioia difficilmente quantificabile e, dato per scontato che un minimo di gelosia l'avverte visto che le hai pur sottratto una parte del suo spazio vitale, non disdegna, sotto lo sguardo vigile di noi tutti, di afferrarti tra le sue braccia per riempirti di dolci e teneri baci. Sei uno spettacolo, bambino, e noi ci saremo per te come ci siamo per la tua sorellina. Ci siamo e ci saremo perché tu con il tuo arrivo hai unito gli estremi di un cerchio che senza la tua presenza sarebbe rimasto incompleto. Ci siamo e ci saremo perché tu al pari di Michela non abbia a lamentarti di essere stato messo al mondo in un mondo, appunto, che non merita di essere vissuto. Ci daremo da fare, piccolo, stanne certo perché la strada che ti aspetta da percorrere abbia sempre una solida massicciata e perché ai suoi margini crescano erba e fiori e non cumuli di rifiuti e nefandezze varie. Benvenuto bambino! Benvenuto piccolo Giovanni e grazie, con tutto il cuore di un nonno felice, di esserci! Grazie a te ed a tua sorella di essere la luce dei miei occhi. 26

mercoledì 13 agosto 2014

Tremensuoli, una tempesta di fuochi …

… in un bicchier d’acqua. Il fuochi d’artificio furono probabilmente inventati in Cina intorno al VII secolo dopo Cristo. Lì l’arte della pirotecnia si affinò e di là si estese in tutto il mondo civilizzato, in Europa intorno al secolo XIII, ove fu utilizzata per produrre fuochi da impiegare durante le feste, le sagre, eventi culturali e altro. In tempi più o meno recenti, quando la recessione economica era ancora di là da venire, anche qui da noi, nel basso Lazio, al termine delle feste di paese o delle sagre dedicate gruppi di fuochisti si esibivano in vere e proprie gare che terminavano con l’attribuzione di ricchi premi e cotillons. La vicina Formia con le celebrazioni in onore dei santi patroni, Giovanni ed Erasmo, faceva da apripista. Ebbene, qualche giorno orsono, è bastato che un’utente del più noto e frequentato social network mondiale inneggiasse alla bellezza dei fuochi d’artificio sparati in quel di Tremensuoli – piccola, sonnacchiosa e spopolata frazione di Minturno – in occasione della festa del santo patrono, San Nicandro, perché su Facebook si scatenasse un putiferio. Gli organizzatori dell’evento, avvocato Pino D’Amici in testa, sono stati subissati di critiche feroci per aver violato con i loro botti la tranquillità di cani, mici, topi, saettoni, pecore e pecoroni, capre e caproni, asini, cavalli, buoi e chi più ne ha più ne metta. Tra l’ilarità, presumibile, dei cinesini del web che, come ben si sa, loro mici, topi, saettoni, pecore e pecoroni, capre e caproni, asini, cavalli, buoi e soprattutto cani se li cucinano tranquillamente, dopo averli fatti a pezzi, nel wok. Si è arrivati addirittura a sostenere che il denaro raccolto per l’ingaggio degli … artificieri andava al limite elargito agli indigenti del paesello fingendo di non sapere che il paesello di cui sopra non è più da secoli un fiorente ed abitato borgo collinare ma piuttosto un coacervo di vetuste abitazioni che lo fanno assimilare, purtroppo, a quelle morte cittadine in legno fatiscente che punteggiavano, agli inizi del secolo scorso, le assolate e siccitose praterie americane. Il giorno diciassette prossimo venturo leggiamo che in quel di Tufo, altra piccola frazione minturnese, si replicherà in occasione dei festeggiamenti in onore di San Leonardo di Neblac dai più conosciuto come San Leonardo Abate. Preparatevi, voi organizzatori, al fuoco di fila dei soliti criticoni animaloidi e che la forza sia con voi!

martedì 12 agosto 2014

COMUNICATO STAMPA - TERZA FESTA DI SEL MINTURNO

SELFIE – SCATTA A SINISTRA
Come ogni anno, anche nel prossimo mese di settembre il Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Minturno “Antonio Gramsci” organizza la propria Festa, che chiuderà la campagna del tesseramento per l’anno 2014. Oltre alla ormai nota offerta artistica e culturale, la gastronomia, l’artigianato e la lotteria, il prossimo 5, 6 e 7 settembre in Piazza Rotelli a Scauri verranno esposte le opere del concorso fotografico “Gente del Genere”e lo spettacolo di apertura del venerdì (5 settembre) sarà dedicato ai più piccoli. La parte politica vedrà invece impegnati esponenti locali, regionali e nazionali appartenenti sia a Sinistra Ecologia e Libertà che di altri partiti e movimenti compreso il Vice Presidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio (SEL). Il dibattito centrale quest’anno verterà sulla possibilità, di un‘alternativa di governo per l’Italia, ma soprattutto un’alternativa di governo per il comune di Minturno. Intorno alla fine del mese di agosto ci sarà un comunicato con tutti i dettagli degli spettacoli e dei dibattiti della tre giorni di festa. Invitiamo tutti i cittadini a sostenere la “Buona Politica” ed a partecipare fattivamente alle iniziative ognuno per quello che può. Vi aspettiamo numerosi nelle serate del primo fine settimana di settembre in piazza Sant’Albina (ex Piazza Rotelli) a Scauri.

lunedì 11 agosto 2014

Il tribunale (Racconto breve)

Michele si ritrovò, dopo aver percorso il raggio di un'ampia piazza. al centro di essa, davanti ad un maestoso palazzo in stile minimalista fascista probabilmente, almeno all'apparenza, interamente rivestito in travertino dal colore biancastro. Il portone altissimo e pesante, dava l’impressione di essere in pregiato noce italiano, era chiuso e non vi era ai suoi lati alcun segno di un citofono o di altro aggeggio elettrico per segnalare la propria presenza. Due grossi batacchi erano comunque regolarmente posizionati, al centro delle ante del portone, ad altezza d'uomo. In testa al palazzo campeggiava maestosa la scritta TRIBUNALE. In caratteri maiuscoli. L'uomo salì la rapida scalinata che conduceva all'ingresso dell'edificio, afferrò uno dei due batacchi ed annunciò oltre che la propria presenza la volontà di entrare non foss'altro per chiedere informazioni visto che, a suo pensare, non aveva motivo per trovarsi in quel luogo. Un commesso, elegantissimo e totalmente vestito di bianco, aprì spostando lentamente verso l'esterno un'anta del portone e lo fece accomodare nell'ampia sala interna che a mezzo di due scaloni, anch'essi ricoperti di travertino, era collegata ai piani superiori. “Signor Michele, è atteso nell'aula numero uno al piano terra, mi segua”, esclamò il commesso. L'uomo non fece in tempo a chiedersi il come ed il perché il suo ospite conoscesse le sue generalità – era chiarissimo che lo stesse aspettando – che si ritrovò nell'aula alla presenza di ben sette anziani, ricoperti da ampie tuniche manco a dirlo di un candore accecante, che chiaramente costituivano un collegio giudicante. Il presidente, al centro, aveva un viso ed un'espressione tutt'altro che nuovi. Indossava, Michele, l'abito buono della festa e questo lo faceva sentire a proprio agio almeno nella presenza fisica. Il presidente dell'insolito, per lui, tribunale iniziò a chiedergli, dopo averlo indicato con un dito, le sue generalità quando, per la prima volta, Michele guardò verso il basso. Accadde l'incredibile: il suo sguardo penetrò il pavimento dell'aula e fu allora che vide un corpo, il suo, collocato, elegantemente vestito, in una bara posta al centro di quella che con molta probabilità era la sala mortuaria dell'ospedale del paese natio. Tutt'intorno erano seduti i suoi parenti più stretti, i figli e qualche amico vero. Taluno non riusciva a trattenere le lagrime. E si rese conto di dove si trovava e di cosa lo aspettasse. E sentì il fuoco dell'Inferno lambirgli le piante dei piedi.